Omicidio Basile: le motivazioni del Riesame

Ciò che emerge, nell’ordinanza di rigetto dell’istanza di scarcerazione di Vittorio Colitti, l’agricoltore di sessantasei anni accusato (in concorso con il nipote Vittorio Luigi) dell’omicidio di Peppino Basile, è il ruolo cruciale della bimba, la super testimone di sei anni (quattro all’epoca dei fatti), che avrebbe assistito al delitto la notte del 15 giugno del 2008. Una testimonianza fondamentale anche per i giudici del Tribunale del Riesame, che hanno ritenuto “convincenti” le dichiarazioni rese dalla minore, anche a distanza di mesi, dinanzi al pm del Tribunale per i Minorenni Simona Filoni il 28 ottobre scorso. E’ proprio sulle dichiarazioni della bimba, infatti, che si basa gran parte dell’inchiesta e della tesi accusatoria. Una testimonianza “supportata” anche dalle affermazioni del fratello della piccola (di anni 7), che pur non avendo sentito o assistito a a quella terribile notte, avrebbe ricevuto dalla nonna il preciso ordine di non raccontare a nessuno di quel “fatto brutto”. L’invito a tacere dell’anziana donna (indagata per favoreggiamento) confermerebbe, per i giudici, la veridicità del racconto della nipotina. Inoltre, si legge sempre nell’ordinanza, vi sarebbe la testimonianza di altre due minori, che avrebbero udito, presumibilmente nel momento in cui avveniva l’accoltellamento, “una disperata richiesta di aiuto specificatamente alla comare Tetta (Antonia Marigliano, moglie del Colitti)”. Un aiuto che, secondo i giudici, non avrebbe avuto senso chiedere proprio a lei se ad essere coinvolto nell’omicidio non fosse stato il marito. Ad escludere la presenza di altri soggetti sul luogo del delitto, ci sarebbe invece l’assenza di rumori di autovetture nell’ora dell’omicidio, almeno secondo le dichiarazioni di alcuni vicini di casa. Altro elemento che concorre a comporre il quadro indiziario è l’atteggiamento tenuto dalla famiglia Colitti nel corso delle indagini, in particolar modo nei confronti degli inquirenti e di don Stefano Rocca, “personaggio sicuramente molesto per la sua ansia di accertamento della verità”. Non è poi emersa, negli atti d’indagine della Procura, una pista alternativa a quella che ha portato all’arresto dei Colitti. Questi gli elementi che compongono il “grave quadro indiziario” a carico di Vittorio Colitti. Non emerge, però, in maniera chiara, nelle nove pagine dell’ordinanza del Riesame, la causa scatenante di un tale odio nei confronti di Basile, né sono chiarite le modalità dell’omicidio, in particolar modo chi dei due indagati abbia tenuto fermo (per la vita?!) la vittima e chi abbia inferto le ventiquattro coltellate. Dubbi che vengono rimandati ad ulteriori approfondimenti istruttori. Toccherà dunque all’accusa chiarire gli aspetti di questa vicenda così complessa.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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