Altri brechtiani

Le mille vite (e voci) di Mackie Messer

Gente che cade nei fiumi, altri che giacciono con un pugnale in petto… Quando Mackie Messer si aggira da queste parti lo capisci dai cadaveri che si lascia dietro. Lui è il capobanda nell’ “Opera da tre soldi” di Bertolt Brecht e Kurt Weill e la sua canzone di presentazione, il moritat, l’hanno rifatta in tutte le salse. Lotte Lenya è una specie di classico, non solo per motivi di famiglia (era la moglie di Weill), il ceco Miloš Kopecký forse una scoperta inattesa. Louis Armstrong ne ha immortalato una bella traduzione del compositore americano Marc Blitzstein, mentre la traduzione italiana è un po’ fiacca e Mina si salva in calcio d’angolo con qualche puntino di sospensione e col ricorso all’inglese. Ma forse il vero Mackie Messer nostrano, meno bandito e più imbranato, ce l’ha regalato Enzo Iannacci con “L’Armando”. Gioca anche lui di coltello, ma di tracce ne lascia parecchie e, come se non bastassero, ci mette pure i lapsus. Delitto e castigo sui navigli.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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