Giancarlo Moscara e i suoi giochi d’arte

Intervista all’artista salentino di fama internazionale sull’idea di arte come “anabasi”

Di Daria Ricci Colori che giocano con i segni. Carta che vive tra le dita. Cartoncino che diventa gilet con fili di cotone estrosi. Le opere dagli anni ’80 al 2000 di Giancarlo Moscara, artista internazionale che si è sempre distinto per grafica, design e pittura e geniale illustratore negli anni ’70-80 della rivista “Rinascita”, sono in mostra sino al 29 gennaio 2010 al “Sigismondo Castromediano” di Lecce. Per riavvicinarsi alla pittura e giocare artisticamente con l’uso del digitale. Cosa racchiude il termine “Anabasi”? “Anabasi” viene dal greco e si traduce letteralmente in “viaggio dalla costa verso l’interno”. Meno letteralmente “il ritorno”. Preferisco il viaggio verso l’interno, un po’ come dire che venti anni di pittura si guardano dentro, tirano le somme. Vent’anni che messi insieme in mostra si guardano dall’esterno, diventano un oggetto unico da guardare oggi con un occhio strabico rivolto al futuro”. Nel catalogo a corredo della mostra si parte da oggi per tornare al passato. Cosa ha giocato nella tua creatività in questi anni? “Si parla di “oggi” e di “passato”, ma non credo in un tempo lineare. Mi piace pensare al tempo come a una matassa ingarbugliata, perché il tempo vissuto è quello prima di me, prima di noi, ma è anche quello dopo di me, dopo di noi. Nell’ultima pagina del “Fiume di Locargian” nel catalogo – sotto altra forma ho scritto – …ombre di un sottosuolo laterale per nutrire, custodire, difendere (dal brillìo inconsistente, pluricolorato ed invadente, onnipresente e onnipotente del Packacing) le finzioni autentiche, le soluzioni insensate, tutti gli stadi fluidi nell’immaginazione del mondo”. Cioè? “Da quando ho svegliato il mio assistente l’iperbole mi suggerisce di continuo insonnie affascinanti. E viaggio su binari di ferrovie a spirale alla scoperta delle alchimie che posseggo ma che non conosco. In implosione o in espansione, con queste parole non so dirlo”. Come coniuga forme e colori? “Il massimo di innocenza e il massimo di complessità, la pozione magica è questa, anche se non facile da conquistare. Certo come un fanciullo a intrecciare, colorare, incollare forme e materie del mondo e della mente”.

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