“Dai circoli e dalle esperienze di base la forza del Pd salentino”

GUARDA IL VIDEO. In vista del congresso provinciale che eleggerà il nuovo segretario, otto esponenti del Pd presentano un documento in cui chiedono un confronto politico “aperto, trasparente e partecipato”

Il Partito democratico salentino si prepara al congresso provinciale in programma a Lecce il prossimo 11 dicembre, nelle sale dell'hotel Tiziano. Intanto iniziano ad emergere le priorità necessarie a rilanciare in provincia il progetto della principale forza del centrosinistra: si iscrive in quest’ottica, il documento presentato questa sera nella federazione leccese del Pd, da otto esponenti del partito: Gabriele Abaterusso, Sandra Antonica, Sandro De Matteis, Antonio Maniglio, Andrea Mocavero, Giuseppe Nocera, Sandrina Schito, Remigio Venuti. Nel documento, propongono all’attenzione dell’assemblea e dei cittadini della provincia alcune questioni nodali, ritenendo “riduttivo” l’avvicinamento al prossimo congresso, fatto solo con una semplice raccolta di firme a sostegno delle possibili candidature alla segreteria senza “un confronto politico aperto, trasparente e partecipato, finalizzato a rilanciare su basi più ampie e popolari il progetto del Pd”. Per questo motivo, non promuovono candidati da lanciare o da sostenere, ma si soffermano ad analizzare le difficoltà del Pd e del centrosinistra nel Salento: “Lecce – scrivono – è l’unica provincia pugliese in cui il centrosinistra non governa né la città capoluogo né la Provincia. È una dato politico in controtendenza con quanto è avvenuto in Puglia anche nelle ultime amministrative e conferma, alla luce anche delle difficoltà nei comuni sopra i 15 mila abitanti governati quasi tutti dal Pdl”. Sempre sulle candidature, gli otto firmatari sottolineano come “siano state assunte in gruppi ristretti e in logiche di scambio che hanno impedito la partecipazione vera del gruppo dirigente più largo, complice anche l’assenza di organismi intermedi tra l’assemblea dei delegati e l’esecutivo provinciale”: “Questo – scrivono -, al di là della qualità delle proposte, ha indotto tanti a ritenere un artificio formale le decisioni assembleari che sono state vissute più come un momento di ratifica di decisioni già assunte che non di effettiva decisione”. Si chiede, dunque, nel documento il ribaltamento completo del modello “centralizzato e ristretto del partito fin qui praticato” e un modello di partito “flessibile”, che decida la forma organizzativa (unione intercomunale o di zona) a partire “dalle peculiarità di ogni realtà”: “Un partito più radicato e più aperto – dichiarano – richiede pertanto più direzione politica, intesa come coordinamento delle scelte dei circoli, disponibilità a discutere, determinazione nelle decisioni”. Antonio Maniglio, capogruppo del Pd alla Regione Puglia, spiega lo scopo del documento:

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