Sentieri di versi. Sulle orme dei poeti salentini

A spasso con i poeti salentini. Questo il secondo appuntamento, svoltosi intorno alle ore 19.00, presso Libri & Musica a Maglie. L’evento è stato curato dall'attore Marco Graziuso, che si è occupato della lettura delle poesie, con la partecipazione dello scrittore Antonio Errico, e la mediazione di Paola Cillo, presidente della “Biblioteca di Sarajevo”

Un tuffo nella cultura locale. Quello della poesia tutta made in Salento. Questo il secondo appuntamento, svoltosi intorno alle ore 19.00, presso Libri & Musica a Maglie. L’evento è stato curato dall'attore Marco Graziuso, che si è occupato della lettura delle poesie, con la partecipazione dello scrittore Antonio Errico, e la mediazione di Paola Cillo, presidente della “Biblioteca di Sarajevo”. Una serata interamente dedicata ai poeti nostrani quindi. “Ma si può parlare di “poeti salentini”? Ci sarebbe un filo rosso che legherebbe più generazioni di poeti?” Questa la domanda sollevata nelle prime battute da Paola Cillo. Una questione delicata, cui non è stato semplice dare una risposta esatta, corretta ed esaustiva. Sia Antonio Errico, che la presidente, parlando da insegnanti, attribuirebbero in parte la responsabilità di questa mancata identificazione alle Università e in genere alla formazione scolastica. Mancherebbero gli strumenti, i docenti non posseggono delle antologie scolastiche atte a riconoscere il filone dei “poeti salentini”. In realtà non esistono. Solo Vittorio Bodini sarebbe annoverato in alcuni manuali, ma risulterebbe escluso dalle pubblicazioni più importanti. Ma Vittorio Pagano, Salvatore Toma e tutti gli altri? Perché nessuno s’interessa ai nostri poeti? Paola Cillo chiede allora come si possa sottrarre “i nostri” da questa zona d’ombra, gli Accademici, infatti, tenderebbero ad occuparsi solo di autori morti da alcuni anni. “La colpa è in parte degli editori locali, -spiega Antonio Errico- Maria Corti, infatti, dovette avvalersi di un espediente affinché Salvatore Toma venisse pubblicato: lo fece passare per un poeta suicida per destare interesse”. Ma non può essere solo una connotazione geografica a legare questi poeti. Paola Cillo non accetta questa spiegazione semplicistica e si addentra nel discorso. E rivolgendosi ad Antonio Errico, chiede: “Nel tuo libro Viaggio a Finibusterrae, parli di un luogo dove si ha desiderio di andare e non si può arrivare. Potrebbe quindi la nostalgia, la volontà di recupero di qualcosa che non si è mai posseduto, essere un trait d’union per definire i poeti salentini? Antonio Errico menziona allora Carmelo Bene: “In Sono apparso alla Madonna l’autore, attore e regista parla di “nostalgia per le cose che non ebbero mai un cominciamento”. Ma risulta difficile stabilire con certezza se la nostalgia potrebbe essere quel “fil rouge”. “Vittorio Bodini non era nostalgico, – ha continuato Errico- la parola “Salento” nelle sue opere sarebbe menzionata solo tre volte, di cui una come aggettivo (nella penisola salentina), per il resto parla sempre e solo di “Sud” ed invita alla fuga, a Lecce non s’incarnerebbe, per lui, altro che la noia”. Ecco forse una caratteristica comune sia alla prima, che alla seconda generazione di poeti salentini: la fuga, la voglia di altrove. Prima di passare la parola a Marco Graziuso, un’ultima domanda da parte di Paola Cillo: “Dove va dunque la poesia salentina”? Ma per Antonio Errico è presto, bisogna aspettare: “Siamo ancora troppo figli del Novecento, perché in esso ci siamo formati”. Poi parte la musica, è tempo di far parlare direttamente loro, i nostri poeti. Marco Graziuso inizia a leggere in successione brani di Antonio Verri, Salvatore Toma, Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, Donato Moro, Ercole Ugo D’Andrea e lo stesso Antonio Errico. La diffusione e la conoscenza dei nostri poeti. Questa l’unica possibilità per questa nostra bella Terra, affinché le vanga dato il giusto riconoscimento. Un messaggio divulgativo e conoscitivo può essere affidato alle scuole, alle Università, ma non basta. Importanti sono in tal senso gli appuntamenti organizzati da Libri & Musica a Maglie. Perché ritrovarsi una sera insieme ad ascoltare, ascoltarli, ascoltarci parlare di loro e ricordarli, è dare merito ai poeti salentini. Quel merito che prima o poi non tarderà ad essere riconosciuto anche da parte degli editori.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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