Genesi dei Genesis

Danzando con l'ispirazione di uno storico gruppo inglese

Se consideriamo i Genesis un giovane poeta inglese della seconda metà del XX secolo, capiamo l’impatto di certi poeti maggiori sul modo di scrivere e, conseguentemente, cantare nell’Inghilterra di qualche decennio fa. Il poeta giovane imita, il poeta maturo ruba, diceva T. S. Eliot. I Genesis imitavano Eliot. In “Selling England by the Pound”, per fare un esempio, c’è tutto un florilegio di eliotismi che compongono uno degli album più belli e rappresentativi di una certa cultura: il medioevo rivisitato, la mitologia degradata, i simboli trasposti, il montaggio d’immagini che funzionano come correlativi oggettivi di idee e sentimenti, i giochi di parole… Uno ascolta e intravede tutto un fervore creativo che passa dalle antologie scolastiche al palco (sì, “scolastico” suona offensivo, eppure Peter Gabriel e Tony Banks erano compagni di college, nel ’73 poco più che ventenni). Mi sai dire dov’è finito il mio paese? Dice uno strano “unifauno” in “Dancing with the Moonlit Knight”. Giace con me, risponde una regina sfingea, un po’ di maggio e un po’ dei forse (Queen of Maybe). In cambio delle sue mercanzie, si è venduto al giusto prezzo. Fuori, la vecchia grassona legge la sorte sulle carte di credito.

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