I killer di Basile. Indizi di colpevolezza nelle intercettazioni

Non sarebbero state solo le parole della bambina di sei anni ad incastrare i presunti omicidi di Peppino Basile. I suoi racconti sarebbero stati la carta di cui si sono serviti gli inquirenti per giungere all’arresto, due giorni fa, di Vittorio Colitti e Vittorio Luigi Colitti, nonno e nipote, entrambi vicini di casa del consigliere di Italia dei valori. L’indagine aveva infatti già raccolto una serie di indizi di colpevolezza “catturati” attraverso le intercettazioni ambientali eseguite a partire dai giorni dopo l’omicidio. Una intercettazione in particolare, quella del 6 luglio, tre settimane dopo il delitto, aveva registrato una conversazione telefonica svoltasi in un’autovettura, alla quale aveva preso parte anche il 19enne. La telefonata seguì di pochi giorni il “faccia a faccia” dei Colitti in quanto “persone informate dei fatti” presso il comando provinciale dei carabinieri di Lecce. In quella ed in altre occasioni i familiari sarebbero stati sorpresi mentre si davano consigli in merito alle dichiarazioni da rilasciare e concordavano la “versione dei fatti” da sostenere per scagionarsi a vicenda. Una conferma, si legge nell’ordinanza del gip Cinzia Vergine, “della preoccupazione per ciò che poteva emergere, con consigli reciproci su cosa dire e volontà di non far trapelare nominativi di chi potrebbe aver visto qualcosa”. I Colitti avrebbero anche omesso di dichiarare la residenza della famiglia del ragazzo al piano inferiore, per evitare che venisse fuori l’estrema vicinanza all’abitazione di Basile. Tra loro e l’esponente politico, inoltre, i rapporti sarebbero stati tutt’altro che sereni, con scambi di vedute spesso anche molto violenti. Così ha riferito qualcuno degli interrogati in questi mesi agli investigatori; c’è stato però anche chi ha smentito questa notizia, come alcuni amici di Basile. Un ulteriore tassello acquisito dagli inquirenti sarebbe stato, infine, la ricostruzione degli ultimi attimi di vita di Basile. Durante gli interrogatori i Colitti avevano dichiarato di essersi svegliati dal sonno in seguito alle grida della vittima e di esser scesi in strada quando l’omicidio si era già consumato; dalle intercettazioni ambientali sarebbe emersa un’altra versione: la madre del 19enne si sarebbe svegliata per una “botta” nella notte, che avrebbe interpretato come la caduta dello scooter con cui il figlio era uscito. Un dettaglio che avrebbe un valore non di poco conto: introdurrebbe un elemento mai acquisito prima e confermerebbe che il ragazzo si trovava per strada al momento dell’omicidio.

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