Gianfreda: “Il sindaco chiuda il biostabilizzatore”

Informazioni certe sull’avvio del nuovo biostabilizzatore di Poggiardo e la chiusura del vecchio. Sono le richieste di Aurelio Gianfreda, consigliere regionale, al sindaco Silvio Astore

Il biostabilizzatore Cogeam a Poggiardo sarà pronto non prima di febbraio e ora il consigliere regionale Aurelio Gianfreda chiede al sindaco di Poggiardo risposte certe sull’avvio del nuovo impianto complesso per i rifiuti e in ultima istanza la chiusura dell’attuale biostabilizzatore. “I cittadini di Poggiardo hanno sopportato con spirito di solidarietà i disagi per i cattivi odori provenienti dal malfunzionamento dell’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo. Ma poiché non si ha nessuna certezza circa l’entrata in funzione del nuovo impianto e poiché una soluzione individuata come provvisoria in piena emergenza, nell’estate del 2006, si protrae ormai da tre anni – scrive Gianfreda in una lettera indirizzata al prefetto, a Nichi Vendola, commissario per l’emergenza ambientale, ad Antonio Gabellone, presidente della Provincia, al presidente dell’Ato Lecce 2, a Silvio Astore, sindaco di Poggiardo -, è il caso di ottenere la chiusura dell’impianto”. Allo stesso primo cittadino Astore, il consigliere chiede di emettere un’ordinanza di interruzione dell’impianto, “se entro breve termine non arriveranno risposte certe circa la data per l’avvio del nuovo impianto complesso per i rifiuti previsto a Poggiardo e se entro il 31 dicembre non saranno attivati i controlli sulle emissioni da parte di Provincia, Arpa e gli altri enti autorizzati, visto che fino ad oggi gli unici controlli sono stati affidati alle centraline della stessa ditta che gestisce l’impianto (stando a quanto certificato sino ad oggi dalla Asl)”. Gianfreda sollecita infine le autorità affinché si attivino subito per il trasferimento dei rifiuti agli impianti in funzione in provincia di Lecce, cioè a Cavallino e a Ugento, per evitare che invece siano portati nelle discariche delle province di Brindisi e di Taranto con ulteriori aggravi dei costi per gli enti pubblici e quindi per i contribuenti.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!