Aggressione a Venuti. “Il sindaco mi chieda scusa”

L’imprenditore che nei giorni scorsi ha avuto uno scontro fisico con Remigio Venuti, chiede che l’Amministrazione De Masi si scusi per le parole pronunciate a commento dell’accaduto

L’uomo che nei giorni scorsi ha avuto un diverbio piuttosto movimentato con l’ex sindaco Remigio Venuti (con reciproche accuse di aggressione), chiede le scuse dell’amministrazione comunale. L’imprenditore, infatti, contesta con forza un passaggio del comunicato stampa di Palazzo dei Domenicani, emesso all’indomani dell’episodio per manifestare solidarietà all’ex sindaco oggi capogruppo consiliare del Pd, quando si condannano “in modo categorico simili atti, propri di una sottocultura delinquenziale”. Ed è proprio quel “delinquenziale” che non è andato giù all’uomo. “L’episodio in questione a ha a che vedere con la ‘violenza’ o con la ‘delinquenza’ – scrive il protagonista dell’episodio – parola, quest’ultima, con troppa facilità usata nella nota dell’attuale Sindaco quando Egli parla di ‘sottocultura delinquenziale’; eccezione per la quale lo scrivente si è già attivato legalmente al fine di risalire a chi materialmente abbia usato il termine (se il Sindaco o il suo addetto stampa) e per fare stabilire se sia giusto diffamare un cittadino e, con lui, la sua famiglia, dando per scontato a priori che egli sia il carnefice”. Dopo aver sottolineato di aver sempre condannato ogni tipo di violenza, l’imprenditore sottolinea, “al di là dell'aspetto etico che ha contraddistinto negativamente l'attuale Amministrazione in occasione dell'episodio che mi riguarda che, in qualità di vicepresidente di un’associazione locale che si batte da anni per la trasparenza, legalità, giustizia e salute dei casaranesi, è stato instancabilmente in prima linea, confrontandosi, con non pochi rischi, con la passata Amministrazione guidata proprio dall'ex sindaco Venuti. Per questo, forse – conclude l’autore della lettera – individuo scomodo e attaccaticcio, in questa occasione ‘passato per le armi’ della parola scritta e della facile diffamazione, senza neanche uno straccio di ‘processo’. Pertanto, attendendo con fiducia le scuse di questa Amministrazione per il gratuito appellativo di ‘delinquente’ appioppatomi senza neanche voler capire le mie ragioni e/o ascoltare anche la mia verità”.

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