Don Giovanni al tiggì

La casuale eterna attualità di un mito

Battimi pure, aspetterò le tue botte come un’agnellina, ma poi, ti prego, facciamo pace. È comica e inquietante la prima aria di Zerlina nel “Don Giovanni” mozartiano. La popolana si è lasciata tentare dal gentiluomo proprio nel giorno del suo matrimonio con Masetto, e adesso chiede perdono. Zerlina la sa lunga, certo, ma sa che Masetto non le farebbe mai del male o le botte le ha messe in conto con fin troppa rassegnazione? Gli amanti del mito non amano parlarne come di un fatto di cronaca; cioè non amano ridurre Don Giovanni a un tiggì-dossier sulla violenza domestica. Eppure i classici, diceva Calvino, relegano l’attualità a rumore di fondo, ma di quel rumore non sanno farne a meno. Guarda caso, quest’aria è introdotta da un recitativo in cui la donna giura di non essere stata toccata nemmeno sulla punta delle dita. Anche l’Italia qualche mese fa si domandava se il suo uomo più ricco e potente avesse toccato o no le dita della bionda Noemi, con tanto di interviste al Masetto di turno indignato. Poi vennero le pugliesi, armate di i-phone, a sciogliere ogni dubbio: il gentiluomo toccava. “In Italia 640…”, vabbè, ma manco il Burlador de Sevilla aveva osato spingersi oltre Napoli.

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