Testimone di ingiustizia

La lettera di Pierfelice Zazzera ci invita a riflettere sulla vicenda di Francesco Dipalo

La lettera giunta in redazione a firma di Pierfelice Zazzera, deputato per l’Italia dei valori, espone il caso clamoroso di Francesco Dipalo, un imprenditore altamurano incappato come molti nel giro di racket. Dipalo, dopo anni di pagamenti di pizzo, ha finalmente trovato il coraggio di denunciare i propri estorsori e oggi è un testimone di giustizia. La sua storia si incrocia con quella del fratello Alessio, titolare di una nota radio di Altamura, ferocemente malmenato da esponenti della mala locale per aver denunciato i malaffare e la malapolitica legati all’ecomafia. Di seguito la versione integrale della lettera di Pierfelice Zazzera Cari amici, Francesco Dipalo è un imprenditore altamurano di forniture sanitarie che ha fatto arrestare i propri estorsori perché gli imponevano il pizzo. Per questo gesto civile è stato minacciato ed è finito nel programma di protezione provinciale insieme a tutta la famiglia. Da alcuni mesi gli viene riconosciuto lo status di testimone di giustizia. Francesco Dipalo è anche fratello di Alessio titolare della nota radio di Altamura, Radio Stereo Regio, che quotidianamente dalle sue frequenze denuncia il malaffare e la malapolitica, parla di ecomafia e di interessi criminali intorno alla politica altamurana, denuncia i legami di un maresciallo dei Carabinieri con il chiacchierato imprenditore dei rifiuti Carlo Dante Columella. Alessio parla dell’infedeltà allo Stato di uomini delle forze dell’ordine. Per questo Alessio Dipalo, il dj della Murgia, è stato picchiato selvaggiamente da due esponenti legati alla mala barese ed è tra quelli che ha contribuito con la sua testimonianza ad imprimere una svolta all’inchiesta condotta dalla PM Desirèe Digeronimo, la quale sta svelando i rapporti tra politica, affari e criminalità intorno alla sanità pugliese. Alessio e Francesco Dipalo sono due esempi di cittadini normali, ai quali lo Stato dovrebbe dire grazie, e invece sono derisi, isolati, minacciati. Come è accaduto a Francesco Dipalo il 7 settembre 2009 quando si è recato presso la locale stazione dei Carabinieri per ritirare l’ennesima denuncia per minaccia. Uomini in divisa – racconta la moglie – lo hanno provocato, hanno insultato lui e il fratello; una voce di troppo e ne è nata una colluttazione tra Francesco Dipalo e il Maresciallo Logiudice. Francesco Dipalo sarebbe stato portato di peso in caserma; rinchiuso in una stanza dove sarebbe stato malmenato fino allo svenimento; avrebbe chiesto soccorso ma gli sarebbe stato negato; avrebbe chiesto un avvocato, perché nel frattempo gli è stato notificato un mandato di cattura per aggressione a pubblico ufficiale, ma anche questo gli sarebbe stato negato. Francesco lo stavano trasferendo presso la Casa Circondariale di Bari, se non avesse detto di essere un Testimone di Giustizia. Il magistrato ha deciso per gli arresti domiciliari. L’umiliazione lo ha spinto al tentativo di suicidio. Francesco viene fatto passare per pazzo, in realtà è un cittadino disperato per la giustizia negata. Francesco ha fatto solo il suo dovere, ma lo Stato lo ha arrestato. Pierfelice Zazzera, deputato Italia dei valori

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