Libertà di stampa: dal G8 al G73

La lettera di Giuseppe Antonelli con delle riflessioni sulla libertà di stampa

In merito al dibattito sull’esistenza o meno della libertà di stampa in Italia che da alcuni mesi divide in due l’opinione pubblica, Giuseppe Antonelli, responsabile regionale dell’AIART Puglia (Associazione Spettacoli Onlus), esprime la sua personale riflessione. Riportiamo di seguito la versione integrale della lettera giunta in redazione. Il tema che in questi ultimi mesi ha fatto salire la temperatura del dibattito politico in Italia e ha saturato le pagine dei nostri quotidiani è stato quello del temuto o inesistente rischio che corre la libertà di stampa nel nostro Paese; intesa nella sua accezione più ampia che congloba anche quella dell’informazione televisiva. Come avviene ormai da anni su tutti gli argomenti anche su quello della libertà di stampa, nel nostro Paese, si sono attivate le tifoserie. Di quì, chi grida alla dolce migrazione verso il regime, di là, inutile allarmismo in quanto dissenso e diversità di informazione sono ampiamente garantiti. Come AIART, allergici come geneticamente siamo alle dispute precostituite, non ci associamo a nessuna curva nord. Ma immensamente innamorati dell’elevazione e della crescita armoniosa del cittadino amministrato, specie del senza voce, annettiamo alla libertà di espressione e al diritto ad essere oggettivamente e compiutamente informati, un valore alla pari del diritto alla libertà religiosa, di movimento, di associazione. Consideriamo la libertà di informazione un pilastro fondativo delle costituzioni moderne ed elemento imprescindibile per la crescita della partecipazione democratica dei cittadini al fine di non alimentare il sentimento di lontananza e incomunicabilità tra Paese reale e Palazzo. Siamo profondamente convinti che, per definizione, la libertà di stampa e la varietà di timbri e di accenti hanno motivo di esistenza solo se sono pungolo e stimolo, se mettono in costruttivo “imbarazzo” i detentori del potere istituzionale ed economico. Altrimenti perdono connotazione e significanza e si trasformano in altoparlanti etero diretti o, peggio, in comodi scendiletto del principe di turno. Un principe illuminato, lungimirante, invece, deve impegnarsi a rimuovere tutti quegli ostacoli che si frappongono alla libera, franca e pacata espressione anche se distonica e non gradita. Solo così un paese sale dal fondo della graduatoria dei paesi a più bassa libertà di stampa e può essere annoverato tra i paesi normali. Con rammarico, purtroppo, dobbiamo registrare che per far sedere anche l’Italia ad un eventuale tavolo dei paesi a più elevata libertà di stampa non basterebbe un G8 ma un G73. Modestamente, riteniamo che, per l’ottava potenza economica al mondo, tale collocazione sia un po’ disdicevole. Una nazione moderna, democratica, aperta, è tale se stimola l’emersione del dissenso collaborativo e non lo soffoca o addirittura lo reprime. Solo incoraggiando la diversità di opinioni, di pareri e di espressioni una nazione consolida la sua impalcatura democratica, esplode di creatività, di iniziative, di capitale immateriale. Capitale che più del PIL rende autorevole, fascinoso e attraente un Paese. Di Giuseppe Antonelli Responsabile Regionale dell’AIART Puglia (Associazione Spettatori Onlus)

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