Lecce. Arrestato l'assassino del giovane assicuratore

Dopo quattro anni di indagini risolto il caso di omicidio del giovane imprenditore Luigi Russo, in carcere il socio

Lecce. E’ stato finalmente risolto dopo quattro anni di indagini a cura del pm Elsa Valeria Mignone il caso di omicidio dell’assicuratore di 27 anni Luigi Russo, ucciso nel 2005 nelle campagne di Casalabate. In manette, con l’accusa di omicidio volontario, l’allora socio del giovane di Lecce, Raffaele Galgano, 34 anni, condotto ieri dal Reparto Operativo dei carabinieri presso il carcere di Venezia. Alla base del delitto un debito con la vittima di 70mila euro, sottratti dai conti della loro società, come emerso dalle indagini bancarie svolte dalla Direzione investigativa antimafia. Nel dicembre 2005, dopo la denuncia di scomparsa dei genitori, era stato ritrovato il corpo senza vita di Luigi Russo, ucciso da quattro colpi di pistola, tra cui uno alla testa. Già con le prime indagini erano molti gli indizi a carico di Galgano. Le dichiarazioni dell’omicida risultavano contraddittorie e tendenzialmente false, a partire dalla ricostruzione delle ultime ore che aveva trascorso con il socio e sul rapporto lavorativo con lo stesso. Tentava infatti di nascondere il debito maturato durante i mesi di collaborazione, cercando di screditare il giovane Russo per sviare le indagini verso la criminalità organizzata e il traffico di droga. Per mancanza di fonti sufficientemente valide, si era giunti all’archiviazione del caso nell’estate dello scorso anno. A riaprire l’inchiesta gli spunti decisivi dati dal suicidio del padre dell’indagato e da alcune perizie sulle celle occupate dal suo telefono cellulare. Nonostante avesse dichiarato di trovarsi a Squinzano nell’ora del delitto, la cella occupata era, senza ombra di dubbio da parte degli esperti, quella di Casalabate. Ancora, le intercettazioni telefoniche con i familiari di Galgano ai quali avrebbe dichiarato che “Russo non doveva finire così e che dovevano dargli una lezione”. A scatenare l’ira omicida, dunque, le pressanti richieste di Russo di restituire il denaro preso in prestito dall’azienda e che il socio avrebbe tentato di coprire con un assegno scoperto di 30mila euro per l’acquisto di una BMW.

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