Quale il futuro dell'Ateneo leccese?

Il sostegno a La Forgia da parte del mondo politico. La proposta di Vincenzo Barba: “I soldi del Premio Barocco per la formazione dei nostri giovani”

L’Università del Salento, col taglio dei fondi patito ad opera del ministero, non sta vivendo una situazione facile. La denuncia dei giorni scorsi di Domenico Laforgia, che aveva parlato apertamente di “falsa meritocrazia”, e l’appello alle istituzioni, affinché non abbandonino a se stessa l’Università sembra essere stato ascoltato dai politici del territorio, che assicurano impegno a favore dell’Ateneo. Biagio Ciardo, dichiara: “Concordiamo pienamente con gli intenti espressi e le azioni già tempestivamente attuate dal Presidente Gabellone e dall’Assessore Provinciale Rucco in favore dell’Università del Salento. L’invito rivolto dal Rettore Laforgia a tutte le istituzioni locali, trova nella Provincia di Lecce un interlocutore attento e sollecito a sostegno dell’ Ateneo salentino e delle sue esigenze. Ci dichiariamo sin da subito disponibili ad avviare tutte le iniziative necessarie per valorizzare l’immenso patrimonio di saperi che l’Università del Salento rappresenta”. “Al fine di realizzare un’opera di crescita economica e sociale che l’amministrazione Gabellone si prefigge – spiega Ciardo -, è fondamentale che l’Ente Provincia sia al fianco dell’Università nella quotidiana attività di ricerca e formazione”. Il capogruppo del Pdl ritiene decisiva la qualità della formazione professionale, in modo che l’Università non sia solo intesa “come sede del sapere ma anche capace di riverberi positivi nel mercato reale dell’economia”: “In altri termini – conclude -accogliere l’appello del Rettore non è solo un gesto di semplice solidarietà, bensì un’azione a favore del territorio e delle giovani generazioni destinatarie della cultura, della ricerca e della formazione”. Vincenzo Barba chiede che il monito lanciato con preoccupazione dal rettore non solo non venga fatto cadere nel vuoto, ma soprattutto non riceva “appoggi di molta forma e poca sostanza”, in quanto quell’appello rappresenta “un autentico campanello d’allarme” sia per l’ente che per i giovani del territorio, che “hanno ritenuto, ritengono e riterranno in futuro, di affidare la loro sete di formazione al nostro Ateneo, un Ateneo che non ha a da invidiare a tante altre università d’Italia”. “Non v’è ombra di dubbio – dichiara Barba – che l’Università del Salento da un lato sia stretta nella morsa di pregresse difficoltà finanziarie, e dall’altro da sforbiciate di bilancio che i tempi in cui viviamo impongono e con cui dobbiamo fare i conti. Ma poiché l’appello del Rettore, come dicevo prima, non può essere fatto cadere nel vuoto, dobbiamo, tutti insieme, attivarci per dare risposte concrete e non fumose. Da uomo del fare, quale mi pregio di essere, propongo da subito che gli innumerevoli contributi – quantitativamente ingenti, se non eccessivi… – che gli enti pubblici erogano per spettacoli e spettacolini, tipo ‘Premio Barocco’ e consimili, vengano destinati d’ora in avanti, per un periodo di almeno cinque anni, all’ente di formazione per eccellenza del nostro territorio”. Barba si chiede: “Perché per passerelle esibizionistiche, per il mondo dei lustrini e delle paillettes, il denaro pubblico si trova e si sperpera, mentre per il futuro dei nostri giovani ci si stringe nelle spalle? È arrivato il momento di dire basta! Pertanto in questi giorni ho scritto al Presidente della Regione Puglia (a quello presente e a quello futuro…), al Presidente della Provincia di Lecce, a tanti rappresentanti delle istituzioni, a tanti sindaci del nostro Salento, tra cui anche quello di Gallipoli, invitandoli, con grande senso di responsabilità, ad un’autentica moratoria quinquennale dei finanziamenti per premi e premietti tipo il ‘Premio Barocco’”. Barba ritiene che per prevenire “qualche pretestuosa controreplica di tanti mega-manager, o presunti tali organizzatori di premi”, precisa di non voler demonizzare tali spettacoli: “A patto che, però – puntualizza -, tali produzioni e tali organizzazioni si autofinanzino con mezzi propri o con sponsor privati, i quali avranno così modo di sostenere i premi che qualitativamente ritengono più consoni alle loro strategie di promozione. Il rischio, altrimenti, è quello che con i finanziamenti pubblici, certamente sottratti a progetti ben più utili, come la formazione dei nostri giovani, si arrivi persino a finanziare premi che sono fonte dell’occulto arricchimento di organizzatori, pochi intimi e presunti addetti ai lavori, vecchi come non mai e vetusti quanto tutti ben sappiamo”.

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