Ortaggi al percolato

Allarme ambientale attorno alla Sud Gas di Poggiardo. Il percolato, sostanza altamente pericolosa, fuoriesce dai camion della spazzatura. E proprio lì si coltivano ortaggi destinati all’alimentazione

Distese di ortaggi e percolato fuoriuscente dai camion della spazzatura, insieme a braccetto intorno alla ex discarica e all'attuale impianto di biostabilizzazione Sud Gas di Poggiardo. È lo spettacolo che allarma da qualche tempo alcuni cittadini, sgomenti soprattutto dal fatto che i terreni intorno all'impianto ospitante l'immondizia siano ancora destinati, così come lo erano in passato, ad attività di produzione agricola, in particolare alla raccolta e molto probabilmente alla messa sul mercato dei pomodori lì prodotti. Lungi dal voler creare un allarme ambientale, ci si chiede se qualcuno ora non provveda ad effettuare delle analisi sulla qualità chimica degli stessi ortaggi non fosse altro per l'adiacenza dei campi allo stabilimento che già tante polemiche ha suscitato e suscita in città per i fumi nauseabondi e i miasmi che da esso si levano. Di “scempio ambientale”, parla Silvio Astore, sindaco di Poggiardo, firmatario nel giugno scorso di una ordinanza con la quale invitava le ditte incaricate alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti a vigilare sulla scia di percolato che fuoriusciva (e fuoriesce) dai mezzi di trasporto utilizzati. Interviene propositivamente sulla questione, Oreste Caroppo, leader del movimento per “La Rinascita del Salento“, il quale fa notare che “il vero intruso in quel territorio non è la tradizionale e millenaria attività agricola, ma la presenza dell'impianto di biostabilizzazione”. “La difficile coesistenza dell'antico e sano mondo rurale salentino, con questi moderi eco-mostri, frutti malsani di una scorretta e speculativa gestione della risorsa rifiuto, implica almeno la ricerca di adeguate soluzioni di compromesso, e lo stanziamento di risorse in tal senso, sia per tutelare la salute dei cittadini e per garantire la qualità dei prodotti alimentari, che per minimizzare l'impatto paesaggistico di questi mega-impianti. Opportuno dunque – continua Caroppo – prevedere ampie fasce di rispetto nelle aree circostanti i medesimi da destinare a serie e curate azioni di riforestazione e rinaturalizzazione, con l'uso però categorico soltanto di specie arboree autoctone. Queste soluzioni avrebbero anche un effetto lenitivo sulla propagazione e sull'intensità dei miasmi che lo stabilimento produce, con grave comprensibile ed ingiusto disagio per gli abitanti di Poggiardo e dei luoghi vicini. La politica nasce per trovare soluzioni ai problemi, nel Salento essa però sembra solo in grado di crearne anche quando originariamente non vi sono”.

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