Una bomba di medio potenziale è esplosa stanotte di fronte ad un negozio di abbigliamento in quartiere San Pio. Cresce la paura per la rinascita della malavita delle estorsioni
L’ultimo fatto in ordine di tempo è l’esplosione di un ordigno davanti ad un negozio di abbigliamento sportivo in quartiere San Pio. Non una bomba carta; un ordigno di medio potenziale che oltre al negozio “Sportime snc” di Francesco Mudoni (residente a Parabita), ha danneggiato anche il condominio di fronte e creato un buco nel muro e nel marciapiede. Una cosa non da poco. Un boato che ha echeggiato nella notte – erano le 2.30 – nell’intero quartiere ed in più punti della città, svegliando vicini – uno dei quali ha allertato la polizia – mandando in frantumi la vetrata, la saracinesca e distruggendo gli arredi dell’attività commerciale. Ma è solo l’ultimo fatto, in ordine di tempo. Ed ora a Lecce è paura vera. Perché tra gli esercizi commerciali nessuno vuole pronunciare la parola “racket”, eppure essa è quella che circola di più tra chi cerca di ricostruire la dinamica dell’ultimo attentato. Dato il prematuro stadio delle indagini e prima di correre a spiegazioni affrettate, gli agenti stanno cercando un possibile collegamento dell’attentato con questioni private di Mudoni. Ma già nei giorni scorsi Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, aveva messo in guardia da segnali di riorganizzazione del racket delle estorsioni. Che prima saggiano il territorio per testare se esso è disposto a pagare e poi mandano avvertimenti a chi si rifiuti di farlo. Eppure i commercianti della zona negano di aver mai ricevuto richieste estorsive. Un aiuto nel ricostruire la vicenda potrebbe venire dai filmati delle telecamere a circuito chiuso della zona che saranno visionati nelle prossime ore.