Sesso in cambio di incarichi

Prestazioni sessuali per una consulenza in Regione. Le intercettazioni della Procura di Bari fanno scoppiare un nuovo scandalo. Coinvolti due ex assessori di Vendola. Caccia alla escort. Potrebbe essere salentina

Prestazioni sessuali in cambio di un incarico milionario in Regione. Nel capoluogo pugliese, ma non solo, è caccia all’avvocatessa, una 28enne fresca di laurea in Giurisprudenza, coinvolta nella nuova inchiesta della Procura di Bari. A letto con uno, o forse due, assessori regionali prima che questi venissero rimossi dal presidente Nichi Vendola. E’ quanto è emerso nelle scorse ore dalle intercettazioni dei magistrati baresi impegnati ad indagare su favori ed appalti nel settore della sanità. E nel centrosinistra scoppia un nuovo scandalo. Anche perché gli assessori chiamati in causa, tra i quali si nascondono i due interessati dall’inchiesta, sono cinque: si tratta di Marco Barbieri, Massimo Ostillio, Domenico Lomelo, Sandro Frisullo, Enzo Russo. Tre di loro, se è vero ciò che si sente nelle intercettazioni, non avrebbero a a che vedere con questa storia; i restanti due, al contrario, ci sarebbero dentro fino al collo; sarebbero stati loro stessi a riferire i fatti, nel corso di diverse telefonate ad un imprenditore. Il cerchio attorno ai responsabili si dovrebbe dunque stringere in fretta. L’ipotesi investigativa in questione parla, nello specifico, di prestazioni sessuali in cambio della promessa di un incarico di consulenza con la Regione Puglia; un incarico non da poco, dal momento che pare si aggirasse attorno ai 40-50mila euro (ma c’è chi riferisce cifre addirittura più alte: ben 80-100mila euro). Agli uomini della Guardia di finanza ora spetta il compito di verificare se i due politici abbiano effettivamente mantenuto le promesse fatte, ripagando la donna con l’incarico di consulenza desiderato, quando e come. Chi sia l’avvenente avvocatessa non è dato sapere. Una delle piste seguite dagli investigatori porterebbe ad un grosso centro del Salento – non alla città di Lecce ma ad una città della provincia – e ad una famiglia benestante. Non sarebbero state le condizioni economiche, se questa informazione dovesse essere confermata, ad aver spinto la giovane nei fatti indagati dall’inchiesta.

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