Percolato a Corigliano. Allarme in tutto il Salento

La pericolosa sostanza rinvenuta nell’area della discarica di Corigliano d’Otranto minaccia la falda acquifera. Le associazioni hanno chiesto lo stop dei lavori di costruzione, nello stesso sito, di una nuova discarica

Percolato disperso in un tratto della parete sud della vecchia discarica di Corigliano d’Otranto. Un liquido altamente pericoloso per l’ambiente e la salute che minaccia l’acqua della falda profonda. E’ la scoperta sconcertante dei giorni scorsi. Una scoperta che non fa dormire sonni tranquilli. Soprattutto perché la falda acquifera di Corigliano fornisce la stragrande maggioranza dell’acqua dell’Acquedotto pugliese per la Provincia di Lecce; ciò significa che in quella zona pozzi artesiani prelevano l’acqua utilizzata ad uso potabile nella rete dell’acquedotto salentino. E mentre dal consorzio Cogeam, che sta realizzando la seconda discarica di servizio nell’area di Masseria Scomunica, assicurano che la pericolosa sostanza non proviene dai rifiuti accumulati fuori dal limite dell’impianto (la Cogeam ha affidato ad un laboratorio privato l’incarico di approfondire l’origine del liquido), cittadini ed associazioni – quelli di Ugento in primis, già toccati dalla vicenda Burgesi – non riescono a stare a guardare. Così, ieri alcuni rappresentanti della neo-costituita “Unione per l’Ambiente e la Salute del Grande Salento”, che raggruppa oltre 60 associazioni dell’intero territorio provinciale, hanno incontrato a Lecce Antonio Gabellone, presidente della Provincia. A questi hanno chiesto di intervenire per bloccare i lavori di costruzione di una nuova discarica in agro di Corigliano. “In feudo di Corigliano – ha dichiarato Oreste Caroppo, dell’Unione – sono iniziati da alcuni giorni i lavori per la realizzazione di una mega discarica non dissimile da quella di Burgesi ad Ugento o da quella di Cavallino, che tanti problemi hanno causato, nei loro siti, con l’aggravante che quella coriglianese insisterà proprio sulla falda acquifera. La geologia del sito – ha spiegato Caroppo – vede la preoccupante presenza nel sottosuolo di calcari fessurati, altamente permeabili, e di faglie, profonde fessure tettoniche degli strati rocciosi, che in pochi mesi porteranno il pericolosissimo percolato a diretto contatto con le riserve idriche sotterranee, avvelenandole con effetti catastrofici per tutto il Salento. Nell’area di Corigliano, il piano regionale di protezione delle acque dolci, che recepisce le stringenti direttive europee, vieta persino l’uso di prodotti chimici in agricoltura, ed è consentita solo l’agricoltura biologica, proprio per tutelare la salubrità delle acque. Chiediamo pertanto – ha concluso – l’interruzione dei lavori di realizzazione della discarica”. Al termine dell’incontro i rappresentanti delle associazioni hanno consegnato una nota a Gabellone con un’indicazione dei “pericoli” da tenere presenti nell’affrontare l’emergenza (in allegato).

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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