L’ecomafia esiste. Anche in Salento

 

La vicenda Burgesi e le battaglie di Peppino Basile nel Rapporto Ecomafia 2009 redatto da Legambiente

di Cristian Rovito
A chi, e purtroppo sono in molti a sostenerlo, ritiene che il fenomeno delle “ecomafie” non sia presente nel Salento, soltanto perché sotto il profilo prettamente investigativo non emergono a chiare lettere dati sufficienti a delineare un fenomeno criminale “sistematico” se lo si vedesse sotto un’ottica antropologica e sociologico – culturale, un’attenta ed oculata lettura dell’ultimo Rapporto Ecomafia 2009 redatto da Legambiente, edito da “Edizioni Ambiente”, fa emergere l’esistenza ed un perpetuante manifestarsi di una “criminalità ambientale” strettamente legata al business dei rifiuti nel Salento. Quel “sodalizio criminale” di cui Maria Luisa Mastrogiovanni si è occupata nel suo libro “Il Sistema”, nel quale focalizza la sua indagine giornalistica sugli intrecci che purtroppo legano a doppio filo interessi economici – politica – rifiuti – ambiente. Nel paragrafo “Attentati, mafie e rifiuti!” di Toni Mira, giornalista del quotidiano Avvenire, viene sottolineato che “le ecomafie non mollano la presa. Affari e violenza. Anche nel 2008 e i primi mesi del 2009 hanno fatto registrare uno stillicidio continuo di attentati, intimidazioni ,minacce. E anche tre omicidi, anch’essi legati all’affare dello smaltimento”. Nel proseguo della lettura si apprendono gli episodi attraverso i quali le ecomafie allargano il proprio raggio d’azione con l’intento di inserirsi proficuamente nel sistema di gestione illecita dei rifiuti, non trattandosi di “munnezza” volgarmente conosciuta, ma piuttosto di “munnezza diventata oro”, come ebbe ad esprimersi nel corso di un’audizione investigativa un noto esponente della camorra. Nell’enucleare puntualmente tutti gli avvenimenti verificatisi nel corso del 2008 e durante i primi mesi del 2009, l’autore del citato articolo non tralascia di riportare i fatti verificatisi in connessione con la vicenda della discarica Burgesi, con l’autodenuncia dell’imprenditore Bruno Colitti e l’assassino dello scorso giugno di Peppino Basile. Riporto testualmente il contenuto di pag. 70 del citato Rapporto Ecomafia 2009: “Dopo un mese si torna in Puglia. Nella notte dell’11 marzo una bomba carta viene fatta scoppiare contro l’abitazione estiva della moglie dell’imprenditore Bruno Colitti, in località T. re San Giovanni, sulla costa del Comune di Ugento (Lecce). Lo scoppio ha provocato un incendio che ha distrutto le masserizie che erano in casa. Colitti aveva denunciato che nelle discariche salentine sarebbero stati sotterrati anche rifiuti pericolosi e nocivi. Anche sulla base delle sue dichiarazioni, l’ 11 febbraio la procura di Lecce aveva disposto il sequestro della discarica Burgesi, nelle campagne di Ugento. Secondo l’imprenditore la bonifica dell’area, oggetto di un finanziamento comunitario di tre milioni di euro nel 2005, in realtà non ci sarebbe mai stata. Sempre secondo la denuncia, i lavori sarebbero stati eseguiti da una ditta tarantina violando la legge, seppellendo migliaia di metri cubi di rifiuti, anche tossici. Il sequestro era scattato al termine della seconda tornata di scavi disposti dal magistrato inquirente, Donatina Buffelli, durante i quali a cinque metri di profondità erano venuti alla luce copertoni di auto, pezzi meccanici, materiale di demolizione, vetro, buste e fogli di plastica, lamiere e soprattutto pezzi di un telo in polietilene, utilizzato secondo Colitti per coprire lo sversamento di policrorobifenile (Pcb) e altri rifiuti tossici. L’ex. discarica era stata oggetto di una delle battaglie di Giuseppe Basile, il consigliere dell’Italia dei Valori assassinato il 14 giugno 2008. Misteri e violenze attorno all’affare rifiuti.” Prendendo spunto dall’ultimo intervento di don Stefano Rocca, parroco scomodo di Ugento, pubblicato in data odierna dal tacco, riporto una bella affermazione che ritengo debba essere interpretata come uno stimolo forte che Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, rivolge a tutti i cittadini. Dallo stesso autore opportunamente riporta sul suo ultimo libro “Per non morire di mafia”- editore Sperling & Kupfer – scritto insieme a Francesco La Licata, ultimo giornalista ad avere avuto contatti con il giudice Falcone: FINCHE’ LA MAFIA ESISTE BISOGNA PARLARNE, DISCUTERNE, REAGIRE. IL SILENZIO E’ L’OSSIGENO GRAZIE AL QUALE I SISTEMI CRIMINALI SI RIORGANIZZANO E LA PERICOLOSISSIMA SIMBIOSI DI MAFIA, ECONOMIA E POTERE SI RAFFORZA. I SILENZI DI OGGI SIAMO DESTINATI A PAGARLI DURAMENTE DOMANI. CON UNA MAFIA SEMPRE PIU’ FORTE. CON CITTADINI SEMPRE MENO LIBERI. (Pietro Grasso) Un motivo e una ragione in più che ci stimola a non arrenderci ed a chiedere con forza verità e giustizia per Peppino.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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