Schiuma in mare. Per l'Arpa è ok

Per l'Arpa la schiuma che è comparsa nei giorni scorsi nelle acque tra Santa Maria di Leuca ed Otranto è dovuta ad eventi naturali e non ad inquinamento ambientale. Soddisfazione dei sindaci

I sindaci della costa adriatica levano l’àncora e, in fronte comune, alzano le vele della balneabilità delle loro acque. Rifuggono dagli attacchi anonimi indiscriminati via sms e quant’altro, e sventolano durante un’assemblea tenuta ieri mattina nel municipio di Santa Cesarea Terme la bandiera delle analisi dell’Arpa Puglia che descrivono un mare in perfetta salute. “Niente paura”, quindi, perché quel fenomeno schiumoso registrato nei giorni passati è dovuto sia a degli eventi naturali sulle “proprietà aggreganti del mare” sia alle correnti marine sviluppate dalle “condizioni meteo-climatiche che hanno influenza sulla colonna d’acqua e sul movimento dei nutrienti nella stessa”. “Questa è la realtà dei fatti e questi sono i dati ufficiali dell’Arpa a cui noi ci atteniamo – ha detto Daniele Cretì, sindaco di Santa Cesarea -; il resto sono solo opinioni di quanti intendono spiegare a modo loro gli eventi. La relazione dei tecnici regionali ci conforta perché illustra quanto noi abbiamo sempre dichiarato, cioè che le nostre coste sono perfettamente balneabili e usufruibili dai turisti. Non possiamo giocarci un’intera stagione per le lagnanze di pochi, suffragate da psicosi e dicerie”. Sulla stessa linea di difesa i primi cittadini di Castro (Luigi Carrozzo), di Tricase (Antonio Musarò), di Castrignano del Capo (Antonio Ferraro) e, per Otranto, l’assessore Salvatore Miggiano e per Tiggiano il vicesindaco Tina Ricchiuto, sostenitori tutti della salubrità dell’ambiente marino costiero. Quanto al funzionamento dei depuratori delle zone interessate “non si ravvisano particolari criticità” anche se rimane sempre una certa attenzione per quegli impianti che ancora non svolgono appieno il compito, scaricando (secondo un dossier del Centro Servizi Volontariato Salento) i propri reflui nel sottosuolo o direttamente a mare. Un altro nodo affrontato nell’incontro, è venuto da un cittadino di Santa Cesarea il quale ha rivelato, e segnalato poi alle autorità competenti, la presenza, nei pressi delle scogliere della marina, di un fiume di sostanze melmose provenienti con molta probabilità dai pozzetti fatiscenti di fogna nera delle abitazioni private e delle strutture ricettive (alberghi, hotel, esercizi commerciali, ecc.): “Come mai – ha chiesto – si permette questo scellerato andazzo”? Pronta la risposta del sindaco Daniele Cretì il quale ha ricordato il testo di una sua ordinanza urgente emanata a fine giugno che impone l’obbligo di allaccio alla rete fognaria pubblica entro il 31 dicembre prossimo per quanti ancora non abbiano provveduto, predisponendo una serie di sanzioni amministrative, con denuncia all’autorità giudiziaria, per chi non intendesse mettersi in regola. 13 luglio 2007 Sos schiuma in mare Le ipotesi degli esperti e le rassicurazioni di balneabilità delle autorità amministrative e sanitarie da giorni si sprecano. Fatto sta che le acque tra Santa Cesarea e Santa Maria di Leuca attualmente godono di una salute piuttosto tentennante. Alcuni giorni la superficie appare limpida, mentre in diversi altri tende ad assumere i colori dell’arcobaleno: dal marrone al verde, dal giallo al bianco “lavatrice”. Sull’eziologia della patologia nel tempo è nata tutta una letteratura (alghe, mucillagine, sversamenti depuratori pubblici e liquami privati, scarichi delle navi al largo), e proprio per questa confusione ora le associazioni ambientaliste e di volontariato salentine chiedono una svolta seria ed un dibattito che non si riduca agli annunci temporanei ma che si pronunci in modo duraturo con iniziative efficaci. “Da dicembre la nostra battaglia per la salubrità del mare ha raggiunto finalmente il giusto risalto provinciale sui media, ma questo non basta per dire che il problema si è consumato – dichiara Luigi Russo a nome dell’associazione Sos Costa Salento, affiancata da Coppula Tisa, Legambiente e tante altre -. Spesso, leggiamo ed ascoltiamo delle sortire alquanto stupefacenti e contraddittorie sulle cause del malanno che affligge soprattutto la costa adriatica della penisola salentina. C’è chi parla di sostanze verdastri o nere, provocate da alghe o cose simili ma nessuno ha mai visto tali sostanze. Tutte cose un po’ fumose perché solo un fatto è certo: con il blocco degli scarichi in mare del depuratore di Corsano avvenuto la scorsa settimana, ogni giorno viene risparmiato all’ambiente marino un potenziale inquinante equivalente a 30-40 camion di autobotti, pari a 600 metri cubi”. La deviazione dell’impianto corsanese, per Russo è segno di un cambiamento di rotta e di una volontà di entrare in profondità nel cronico stato di salute del mare: “La schiuma fino a Leuca è diminuita, ma quando ritorna è bianca e puzza di lavatrice, occorre adesso prendere di petto la questione e affrontarla a testa alta. Chiediamo alle autorità subito un tavolo di confronto, fermo restando che i depuratori sono il principale motivo, non l’unico, di alterazione e pertanto vanno controllati, monitorati e ristrutturati con un apposito piano. Bisogna inoltre – continua Luigi Russo – scoprire attraverso un approccio scientifico quali sono le fonti inquinanti, mediante controlli intensivi degli scarichi abusivi, sui pozzi neri privati o industriali, e se esiste un problema della biologia di questo mare, riguardo per esempio alle modificazioni della flora marina, alle alghe pericolose, al fenomeno della diminuzione delle colonie di ricci marini. All’Arpa chiediamo che non vada a cercare solo i coliformi fecali e la salmonella, ma che ci dica (stante il decreto 116 del 2008) se nelle schiume ci sono metalli pesanti, virus resistenti, micoti e se come autorità pubblica riesce a vedere la presenza di tensioattivi”. 10 luglio 2009 Sos schiuma in mare Tutta questa massa schiumosa e maleodorante presente nel mare a sud di Otranto fino a Santa Maria di Leuca, viene dall’interno o dall’esterno del Salento? Sono due le linee di pensiero che in questi giorni stanno prendendo corpo e che animano il dibattito tra gli esperti e i rappresentanti delle associazioni: quella sostenuta da Luigi Russo di Sos Costa secondo cui la causa di questo “lento suicidio” sia da ricercare per buona parte nella scellerata gestione degli impianti depurativi di Tricase, Corsano e Castrignano del Capo; e quella venuta fuori nelle ultime ore che rivela di una strana attività a sud di Leuca, in acque internazionali, dove diverse navi cisterna indisturbate scaricherebbero in mare le acque di lavaggio delle loro strutture interne. La seconda ipotesi è di Ninì Ciccarese, esperto sub e speleologo, co-protagonista nel 1979 insieme al celebre Paolo Pinto delle traversate record nel Canale della Manica e nel Canale d’Otranto, dove già all’epoca ebbe modo di notare questo infelice fenomeno. “In acque non nazionali, può accadere qualsiasi cosa – spiega Ciccarese – e fenomeni come quelli delle petroliere che, una volta uscite dal mar Adriatico e quindi dalla competenza delle Capitanerie di Porto, approfittano per pulire le proprie cisterne andando a scaricare quantitativi di schiuma e materiale di risulta, sono all’ordine del giorno. Ed ecco che, per esempio a qualche miglio da Leuca con il vento di scirocco una massa di schiuma prende la via della costa e invade le nostre marine. Cerchiamo a mare quello che viene dal mare”, conclude l’esperto subacqueo. Luigi Russo invece preferisce dare una sveglia ai sindaci delle località colpite da questa che lui definisce una “calamità naturale”: “Cari primi cittadini, svegliatevi, prendete in mano la situazione, non fate troppo affidamento sulle analisi dell’Arpa. Le schiume ci sono, i turisti le percepiscono ad occhio nudo e scappano. Ieri mattina a Leuca – racconta Russo – lo spettacolo era disarmante e il fatto increscioso è che questo fenomeno è solo la punta di un iceberg. Che cosa succede nei nostri fondali? Molti pescatori – spiega ancora – mi hanno riferito di aver notato in acqua uno strano fenomeno in più punti, a metà altezza tra il fondale e la superficie, come se ci fosse una ragnatela in cui si nota una strana torbidità. Insomma, vogliamo chiederci se questo mare è in salute o no?”. Il rappresentante di Sos Costa propone di organizzare subito un’assise dove far interloquire ricercatori dell’Università del Salento, incaricati da Regione, Provincia, Comuni e personalità del mondo del volontariato per verificare se esiste un problema della biologia di questo mare, riguardo per esempio alle modificazioni della flora marina, alle alghe pericolose, al fenomeno della diminuzione delle colonie di ricci marini. “Il problema – si chiede Russo – sono solo i depuratori o anche i pozzi neri abusivi nelle località marine che riversano liquami in libertà”?

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