Pennellate di Mirò al castello aragonese

Tocchi di surrealismo da sabato ad Otranto. Presso il castello aragonese una mostra dedicata all'opera grafica del geniale Joan Miró. Fruibile tutti i giorni fino al 27 settembre

Dal sabato Joan Miró, uno dei grandi maestri spagnoli del ‘900 e uno dei maggiori esponenti del surrealismo, inaugura la nuova stagione artistica del castello aragonese di Otranto, da pochi mesi importante contenitore culturale. Grazie alla nuova gestione dell’A.T.I., costituita dalla Società cooperativa SISTEMA MUSEO di Perugia e dall’Agenzia di Comunicazione ORIONE di Maglie, la fortezza sarà un punto di riferimento per l’arte e la cultura a livello nazionale e internazionale. La mostra, dedicata all'opera grafica del geniale artista, consente di scoprire il meraviglioso mondo di Miró attraverso una selezione di litografie in cui le forme, i colori, lo straordinario alfabeto di segni creato dal maestro sono il risultato della sua incredibile capacità di rinnovarsi alla luce di una visione globale dell’arte, vissuta con curiosità e versatilità. Miró, come Goya, Toulouse-Lautrec, Daumier, Redon, si rivolge alla litografia affascinato dalle molteplici potenzialità di questa tecnica a cui egli stesso attribuisce un enorme significato in termini di espressione artistica. Sperimentatore di tecniche e materiali, Miró esplora a stretto contatto con la parola l'estrema poeticità della sua arte, sospesa tra innocenza e mistero, dialogando con l'opera di alcuni dei principali esponenti del mondo letterario del dopoguerra. Fra questi incontra il poeta rumeno Tristan Tzara, uno dei fondatori del movimento dadaista e grande ispiratore e animatore del movimento surrealista. Egli ebbe un ruolo molto importante per Miró che illustrò per lui diverse opere nella serie di litografie Parler seul, l'omonimo poema scritto tra il 1948 e il 1950 da Tzara durante la degenza nell’ospedale psichiatrico di Saint-Alban. Dal tono ottimista, Parler seul segnò l’inizio di una serie di edizioni nelle quali divenne manifesto il fatto che l’artista interiorizzasse pienamente il contenuto del testo, con un approccio ricco di estrema sensibilità. Il ritmo e l’ordine sono determinati da un lato dall’alternarsi ripetuto delle illustrazioni al testo e dall’altro da dinamiche sequenze di immagini. In mostra anche la serie Ubu roi, una raccolta composta da coloratissime e corpose litografie. Ubu è un personaggio grottesco le cui funzioni viscerali dominano su quelle intellettuali e rappresenta la caricatura di ogni abiezione umana. Una serie ispirata dall’opera teatrale omonima di Alfred Jarry del 1896. Ubu roi è un omaggio alla corrente filosofica concepita dallo stesso Jarry: la “Patafisica” ovvero “la scienza delle soluzioni immaginarie e delle leggi che regolano le eccezioni”. Una corrente di pensiero i cui pilastri sono libertà, ironia e creatività e che ha avuto un’enorme importanza nella storia dell’arte, influenzando tutte le avanguardie artistiche del ‘900 da Pablo Picasso a Salvator Dalì, da Jacques Prevert a Marx Ernst. Anche Carmelo Bene volle rendere omaggio a Jarry e alla sua filosofia mettendo in scena “Ubu roi” nel 1963. dal 27 giugno al 27 settembre 2009 Apertura tutti i giorni, giugno e settembre ore 10/13-16/23; luglio e agosto ore 10/13-16/24 Ingresso: intero € 5 ridotto € 4 (6-14 anni, +65 anni, scolaresche, disabili e relativi accompagnatori)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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