G8. La priorità deve essere il clima

Greenpeace chiede ai ministri riuniti a Lecce di prendere un impegno concreto per limitare gli impatti dei cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo

Nella giornata di apertura del G8 Economia, Greenpeace chiede ai Ministri riuniti a Lecce di prendere un impegno concreto per limitare gli impatti dei cambiamenti climatici nei Paesi in via di Sviluppo. “Dopo aver saldato la banche e l’industria dell’auto è giunto il momento di salvare il clima – afferma Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace – Questo dovrebbe essere il primo punto dell’agenda del meeting, che paradossalmente nessuno ancora conosce”. Greenpeace è fortemente preoccupata per l’inconsistenza dei negoziati delle Nazioni Unite sul clima che si concludono oggi a Bonn, e per l’inerzia delle discussioni del G8, che rischiano di compromettere la strada verso un accordo alla conferenza di Copenhagen, il prossimo dicembre. “Il Pianeta sta drammaticamente correndo verso il collasso climatico, con la previsione di un aumento della temperatura media di 6 gradi al 2100 – continua Tedesco – I figli dei nostri figli non conosceranno lo stesso Pianeta di oggi. Sarà stata colpa dei leader del mondo che non vogliono salvarci dalla crisi climatica, che già oggi è responsabile di 300mila morti l’anno”. Greenpeace chiede ai Paesi industrializzati un impegno concreto a stanziare almeno 110 miliardi di euro ogni anno fino al 2020 per aiutare i Paesi in Via di Sviluppo a ridurre le proprie emissioni nocive, fermare la distruzione delle foreste tropicali e per misure di adattamento agli impatti climatici ormai inevitabili. L’Europa dovrebbe contribuire con 35 miliardi all’anno. “Si tratta di briciole se pensiamo che, per salvare le banche, Europa e Stati Uniti hanno speso oltre 2700 miliardi di euro dei contribuenti- commenta Tedesco- o che la sola evasione fiscale in Italia supera i 100 miliardi di euro. Chiediamo che anche per salvare il clima vengano messi i soldi sul tavolo adesso”. La questione finanziaria, uno dei maggiori nodi dei negoziati, verrà discussa sia al prossimo summit europeo dei Capi di Stato, la prossima settimana, che nel corso del G8 dell’Aquila. A sei mesi dal vertice di Copenhagen, ancora non emergono i presupposti per un accordo globale per evitare che il 20 per cento del PIL mondiale vada in fumo a causa di impatti climatici irreversibili, e per evitare che il 20-30 per cento di tutte le specie viventi conosciute vadano incontro a estinzione.

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