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Amanti in transito, tra Francia e Italia

Due giovani affittano una stanza per fare l’amore, ma poi si suicidano. Li ritroveranno abbracciati fra le lenzuola. “Les amants d’un jour” fu scritta nel 1956 da un inusuale trio di donne: Claude Delécluse, Michelle Senlis e Marguerite Monnot (allieva a Parigi di Alfred Cortot e Nadia Boulanger) e venne lanciata da una quarta e più famosa signora della canzone francese, Edith Piaf. Raccontava la storia dal punto di vista dell’affittacamere. Me ne stavo in fondo al bar ad asciugare i bicchieri, quando mi saltano fuori questi qui con la faccia da cherubini. Alla fine della canzone spaccava immancabilmente un bicchiere. In italiano la tradusse un ebreo libico che il fascismo aveva italianizzato, Herbert Pagani, musicista, disegnatore e apolide creativo. “Albergo a ore” mantiene l’attacco in sordina, col barista dell’albergo del titolo, che le coppie su e giù per le scale non le vede più manco con gli occhiali, fino al ritrovamento dei cadaveri e alla tentazione di non dare a nessun altro la chiave di quella stanza. La resero famosa Gino Paoli, qui in un’interpretazione biascicata e intensa, e Ornella Vanoni, qui con punte di lieve irritazione. Ma forse la versione più bella l’ha cantata recentemente, a cappella, Patrizia Laquidara.

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