Stregati da Lunaria

Luca Aquino, uno che sa esattamente cosa fare quando prende la sua tromba

Quindici tracce. E tutte perfette. Nel secondo disco di Luca Aquino, uno che sa esattamente cosa fare quando prende la sua tromba. Dev'essere stupendo saper dominare quel suono, in quel modo. La levigatura di “Lunaria” (Universal) è nel senso d'insonnia a metà tra gioia creativa e spleen che aleggia nell'album, una gemmazione continua di atmosfere tra stupori musicali, lucidità contemporanea, febbrile curiosità che deborda di molto i confini del jazz. Il trombettista sannita porta in pista la consistenza di un cuore che ha anche arterie elettroniche e molti fantasmi di qualità, struggente e in modo imprevedibile la sua polaroid di De André (“Amore che vieni, amore che vai”), così come l'omaggio a Mina (“Mi sei scoppiato dentro il cuore”) e poi c'é Miles Davis, la simultaneità di orizzonti diversi, in musica. Colpisce la misura singolare di Aquino, un'immancabile appuntamento con gli umori dei suoi mondi per chi già era stato conquistato da “Sopra le nuvole”. Una presa diretta di sensazioni e cose, persone, luoghi e notti passate attraverso la sensibilità di uno sguardo che si fa suono d'autore. Il valore di “Lunaria” è lì, sin dal primo ascolto. Si passa da “Jumpering” a “Nadir, lo sposo e la fata Malika” fin dentro a “La volata”, “A piccoli passi”, “Delirio berkiddese”, “All blues”. Un continuo slittamento tra sogno e realtà, dissolvenza e zoom, tutto attraverso la lente rivelatrice di un musicista capace di creare un'algebra emotiva in continua espansione. Le collaborazioni sono di livello, Maria Pia De Vito presta il suo margine di meraviglia lasciando la voce in “No Surprises” e “No Casualties”, imperdibile “Nuvola grigia” con Roy Hargrove, un piacere da funzione repeat. In “Overlook” la voce della giovanissima salentina Carla Casarano. Un disco assoluto, mescola potere visionario e verità, offrendo a chi ascolta tutto il piacere dello stile libero nella sola struttura possibile, frammentaria e stregata, obliqua. “Lunaria” diventa a tratti la strana sintonia tra turbamento e ironia disperata. Per un musicista che non soffia via risposte ma piuttosto apparizioni, segnali, come pagine di un diario di artista e di uomo la cui poetica ha radici nel quotidiano, nella notte, nel viaggio.

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