Intervista a Gabriele Caputo

Alcune domande al candidato nel collegio Casarano-Supersano con il Pd a sostegno di Loredana Capone

Giovane, mai chiacchierato, esponente di spicco del Pd, vicesindaco uscente: molti indicavano lei tra i più accreditati candidati alla successione di Venuti. Le è pesato fare un passo indietro? “Un po’ sì, lo ammetto. Perché credo di aver avuto, in questi cinque anni, un buon rapporto con l’elettorato e con la città. Tuttavia, in un momento così difficile per la politica, ho ritenuto giusto farmi da parte in favore di chi si è avvicinato da poco al partito. Le battaglie, in politica, non sono personali ma comuni. Quindi il mio passo indietro è la dimostrazione del fatto che alla base dell’impegno di ognuno di noi vi è un disegno, un’ideologia più alta che accomuna tutti”. Una scelta che dovrebbe essere da esempio. “Credo di sì. Ho percepito una sensazione di sbandamento all’interno del direttivo del mio partito ed ho preferito agire come ho fatto. Nel partito ci stai perché ci credi, perché vuoi vederlo crescere e vuoi veder crescere i suoi uomini. Mi è sembrato logico testimoniare personalmente che è più importante perseguire un progetto comune e più alto rispetto alle esigenze del singolo. Naturalmente, anche da una posizione differente rispetto a quella che ho occupato fino ad oggi posso continuare ad impegnarmi per il bene della mia città. Ed in effetti è proprio ciò che farò, se dovessi essere eletto a Palazzo dei Celestini”. Come è stata giudicata all’interno del Pd, la candidatura di Claudio Casciaro per il Pdl? “C’è stato rammarico per non essere riusciti a fare sintesi attorno ad un nome. Non posso dire di non esserci rimasto male, ma non conosco i motivi intimi che hanno portato Claudio a fare la scelta di scendere in campo con il Pdl. Ovviamente continuo a stimarlo come uomo e come professionista perché posso capire che abbia avuto le sue ragione che solo lui conosce a fondo. Credo, tuttavia, che la coerenza serva anche all’elettorato, che dopo cinque anni ha il diritto ed il dovere di dare un giudizio agli amministratori. Cambiando casacca si sfugge al giudizio di fine mandato dei cittadini”. Tra i punti del programma di governo di Loredana Capone per la Provincia ce n’è qualcuno che particolarmente la intriga e per il quale, se eletto, si batterà? “La questione che ritengo prioritaria è il sostegno alle imprese locali, con la puntualizzazione che questo si trasformi, di fatto, in sostegno alle famiglie e non al singolo imprenditore. Oggi sostenere l’impresa significa fare in modo di creare quelle condizioni che possano permettere ad un’impresa di sopravvivere e, di conseguenza, a tante famiglie di contare su uno stipendio dignitoso a fine mese. Se ciò non dovesse verificarsi, difficilmente si potrà parlare di welfare nel nostro territorio. Di pari passo con questa tematica va quella della formazione professionale. E’ necessario che essa sia in linea con i tempi e vicino alle esigenze delle aziende. Per raggiungere tale obiettivo l’intero sistema della formazione va riformato. Per molti anni esso è stato una sorta di ammortizzatore sociale finalizzato solo a dare la possibilità a qualche ragazzo la possibilità di prendersi un attestato che spesso non serviva a a. Ma la giorno d’oggi non possiamo più permettere che ciò avvenga ed anzi dobbiamo garantire ai nostri giovani una formazione più concreta e con maggiore prospettiva. Che guardi, cioè, alle esigenze del mondo del lavoro e fornisca ai giovani i necessari strumenti per diventare i professionisti di cui il sistema produttivo va in cerca. Puntare alla crescita anche del livello professionale e culturale di un territorio non può che tornare a vantaggio delle imprese stesse. Un terzo aspetto che rientra nelle competenze della Provincia e considero di grande importanza è l’elaborazione di Piano territoriale sulle fonti di energia, che metta fine alla guerra tra poveri che si verifica tra Comune e Comune a suon di carte bollate e ricorsi al Tar in cui si chiede che gli insediamenti industriali vengano previsti sempre nel ‘giardino degli altri’. L’Ente provinciale ha invece l’obbligo di studiare il proprio territorio dal punto di vista morfologico ed individuare quali sono i segmenti in cui gli insediamenti posso avere luogo. In un ultima battuta, è necessario che questi strumenti di produzione non costituiscano opportunità per pochi ma abbiano una ricaduta diffusa. Io insisterò molto, ad esempio, affinché tra le infrastrutture delle nostre aree industriali si dia il giusto spazio alle infrastrutture di terza di generazione, come l’Adsl che ancora oggi manca in molte aree industriali e il sistema di produzione di energia. Proviamo a pensare se nelle zone industriali del Salento ci fossero dei sistemi di produzione di energia consortili a favore per cui tutte le aziende ubicate in quella zona industriale abbiano un vantaggio del 5-6 per cento sul costo dell’energia. Si potrebbe contribuire al contenimento dei costi a vantaggio, lo ripeto, delle aziende e, di conseguenza, delle famiglie”. Spesso il collegio di Casarano-Supersano non è riuscito ad eleggere un suo candidato o lo ha fatto grazie a ripescaggi. E’ preoccupato? “Il collegio spesso è stato penalizzato. Ciò perché spesso si verifica la condizione per cui anche nelle liste cosiddette ‘civiche’, cioè di supporto al candidato, vengono inserite figure che appartengono al mondo strettamente politico e non, come dovrebbe essere, cittadini provenienti dalla società civile. Nel caso specifico, io sono il candidato del Pd nel collegio Casarano-Supersano; ma a Supersano è candidato, nella lista di Loredana Capone, il segretario comunale del Pd. Ciò riduce le possibilità di essere eletto. Ecco perché faccio un appello alla massima coesione possibile”.

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