Badanti come schiave

Processo per quattro: un uomo di Veglie e tre polacche

Al loro arrivo dalla Romania, sarebbero state chiuse a chiave in una casa senza acqua né cibo per diversi giorni. In quattro rispondono di sequestro di persona in concorso e continuato

Risponderanno di sequestro di persona in concorso e continuato davanti al giudice del Tribunale di Campi salentina. Antonio Pinto, 40enne di Veglie, operatore sociosanitario presso la comunità Emmanuel, e Anna Wolanin, Paulina Szulda e Malgorza Wywial, di 53, 52 e 53 anni, polacche residenti a Veglie sono accusati di aver avuto un ruolo chiave nel provvedere alle richieste di prendere in casa badanti per assistere persone anziane e non autosufficienti. Secondo le ricostruzioni emerse nel corso degli interrogatori e delle indagini condotte dai carabinieri, i primi due avrebbero preso direttamente accordi con le famiglie, pattuito la paga mensile per la badanti, che sarebbe passata prima dalle loro mani e poi in quelle delle dirette interessate; avrebbero anche trattenuto i documenti delle lavoratrici arrivate dalla Polonia. Ma il nodo principale dell’inchiesta riguarda il modo in cui le badanti sono state trattate prima di essere condotte presso le abitazioni dove avrebbero preso servizio. Alcune di loro hanno infatti raccontato di essere state chiuse a chiave in una casa, al loro arrivo nel Salento, e di non aver ricevuto né da bere né da mangiare per giorni. Al processo, che partirà il 1° ottobre prossimo, il compito di far emergere la verità sui fatti e le responsabilità di ognuno degli attori coinvolti.

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