Galatina e i capitelli. La replica di Stefano Congedo

L'architetto risponde alle dichiarazioni di Sandra Antonica

Stefano Congedo, in qualità di architetto, polemizza sul restauro dell'ex convitto colonna di Galatina e replica al primo cittadino Sandra Antonica

Pochi giorni fa il sindaco di Galatina, Sandra Antonica, si pregiava in tutta fretta, forse troppa e per di più inopportuna, dell’aver restituito ai galatinesi i capitelli a nuovo splendore, a loro tempo oltraggiati per meglio condurvi gli scoli delle acque piovane. Infatti, le parti di questi scolpite nel sec. XV che erano state asportate, sono ora sostituite da nuove, simili, ben incastrate e dissimulate tra le parti del capitello rimanenti. Mi sembra giusto che si sia cercato di rimediare come si è fatto, ma non ne gioirei e sarei sempre ed irrimediabilmente rammaricato per uno scempio che permane pur nascondendosi alla vista; è come se chi dopo aver perso un’arto ed averlo sostituito con una protesi, gioisse dell’apparire normale. Guai poi rivolgere critiche ai nuovi scoli dell’acqua, mastodontici tubi di prezioso rame che si esibiscono da protagonisti in barba a capitelli, chiostro, basolato in pietra che non c’è più e la storia ivi narrata tutta; il sindaco risponde, forse “esperto di restauro”, che il nuovo intervento si deve distinguere dal vecchio, ma allora perché non deve distinguersi anche il restauro dei capitelli? Ma poi, gli scoli dell’acqua da quali altri dovrebbero distinguersi visto che non ve ne sono altri? Forse sarebbe stato meglio, oltre che economico ed opportuno, un umile doccione che ripetesse il vecchio meccanismo di convogliamento delle acque; ancora, riferendosi alla scala di via Cafaro ed alle relative polemiche (una scala del tutto in stile con colonnine in pietra leccese, che si sostituisce al prospetto originale di fatto modificandolo con una immonda diagonale), riferisce che è stata la giunta precedente a volerla e che la Soprintendenza era d’accordo. Ma perché avendo avuto la possibilità di fermare i lavori durante le polemiche non l’ha fatto? Inoltre pure qui sembrerebbe non valere il suo succitato principio della differenziazione e distinguibilità del nuovo intervento sul vecchio. Bisogna dire che la soprintendenza di Lecce avrebbe da chiarire più di un comportamento anomalo riguardo non solo alla approvazione della scala, che in ultimo pare sia stata avallata dal “sommo” soprintendente regionale Ruggero Martines, architetto probabilmente incompreso, dalle idee assolutamente autonome e rivoluzionarie, delle quali sinceramente credo nessuno ne abbia ancora conosciuto il manifesto (ammesso che ve ne sia uno). Molto strano il comportamento della soprintendenza di Lecce quando per esempio accadeva questo: la soprintendenza di Bari si raccomandava di passare gli impianti sotto la pavimentazione, cosa facevano i progettisti? passavano gli stessi sottotraccia nelle antiche volte, con i dissesti che ne potranno derivare in futuro, andando contro il loro stesso presunto “progetto” che doveva essere di conservazione; la soprintendenza di Lecce da me sollecitata non rispondeva ne a questo allarme ne ad altri; vi sono state variazioni al prospetto, sventramenti di un pilastro, sparizione di una colonnina originale, impianti di illuminazione che creavano danni a delle rifiniture in pietra, pavimentazioni divelte, una vite bicentenaria autoctona ormai insostituibile recisa alla base, lo stile dei servizi igienici moderno e con mosaici industriali, con tendenze a stili nord-africani, l’illuminazione esterna pare sia di quelle usate per edifici moderni recanti inutili fasci scenografici per altro in contrasto con le leggi regionali (LEGGE REGIONALE 23 novembre 2005, n. 15; inquinamento luminoso) ecc. ecc. Il vanto del sindaco è quindi inopportuno dicevo, in quanto siamo in presenza di un micro intervento (a fronte del macroscempio dovuto all’approccio progettuale tutto) che non può anare ma celare, non consentendo vanto alcuno. Tutti gli architetti dovrebbero aver in mente tra i ricordi degli studi di storia dell’architettura moderna “la Carta di Atene” (1931) (quindi anche il soprintendente regionale e purtroppo non quello di Lecce visto che trattasi di ingegnere). Sarò brevissimo e coinciso: in essa, architetti esperti di fama internazionale, indicano gli approcci alle diverse problematiche in generale dell’urbanistica e del restauro; mentre le teorie relative alla prima sono certo obsolete, fondamentalmente gli stessi sono rimasti i principi, anche nelle Carte successive, per quel che concerne appunto il restauro. Ecco alcuni passi della Carta di Atene: E) Patrimonio storico delle città. Stato critico delle città. 60) I valori architettonici devono essere salvaguardati (edifici isolati o insiemi urbani): a) se sono l'espressione di una cultura anteriore e se rispondono ad interessi generali; […] 62) L'impiego di stili del passato, sotto il pretesto estetico, nelle costruzioni erette in zone storiche, ha conseguenze nefaste. La conservazione di tale uso o l'introduzione di tale iniziativa non deve essere tollerata sotto alcuna forma. La carta di Venezia del 1964 all’art. 6 precisa che la conservazione di un bene storico implica quella delle sue condizioni ambientali. La stessa carta prescrive la conservazione dell’ambiente tradizionale, il bando di nuove costruzioni o distruzioni che possano alterare i rapporti di volumi e colori. All’art.7 dice che il monumento non può essere separato dalla storia della quale è testimone. Principi per la conservazione ed il restauro del patrimonio costruito: Carta di Cracovia 2000 (Conferenza Internazionale sulla Conservazione). Arriva dopo che in tutto il mondo si svolge il più intenso periodo di esperienze teoriche e pratiche sul restauro. Ringraziando le persone e le istituzioni che, durante tre anni, hanno partecipato alla preparazione della Conferenza Internazionale sulla Conservazione “Cracovia 2000” e della sua sessione plenaria finale, “Cultural Heritage as the Foundation and the Development of Civilisation”, noi, partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Conservazione Cracovia 2000, consapevoli dei profondi significati connessi al patrimonio culturale, sottoponiamo i seguenti principi ai responsabili del patrimonio, affinché possano essere di guida nell’impegno verso la sua tutela>. SCOPI E METODI 4. La ricostruzione di intere parti “in stile” deve essere evitata. Le ricostruzioni di parti limitate aventi un importanza architettonica possono essere accettate a condizione che siano basate su una precisa ed indiscutibile documentazione. Se necessario per un corretto utilizzo dell'edificio, il completamento di parti più estese con rilevanza spaziale o funzionale dovrà essere realizzato con un linguaggio conforme all'architettura contemporanea. DIFFERENTI TIPI DI PATRIMONIO COSTRUITO 6. L'obiettivo della conservazione dei monumenti e degli edifici storici, in un contesto urbano o rurale, è il mantenimento della loro autenticità ed integrità anche nei loro spazi interni, negli arredamenti o nelle decorazioni, nelle finiture ed in ogni connotazione architettonica e documentale. Tale conservazione richiede un appropriato “progetto di restauro” che definisce i metodi e gli obiettivi. In molti casi, questo presuppone un uso appropriato compatibile con gli spazi ed i significati architettonici esistenti. Gli interventi sugli edifici storici devono prestare particolare attenzione a tutti i periodi del passato testimoniati in essi. FORMAZIONE E EDUCAZIONE 13. […] La complessità del progetto di restauro o di ogni altro intervento di conservazione che coinvolge aspetti storici, tecnici, culturali ed economici, presuppone la nomina di un responsabile di adeguata formazione. La formazione dei conservatori deve essere di tipo interdisciplinare e prevedere accurati studi di storia dell’architettura, di teoria e tecniche di conservazione. Essa deve assicurare l’appropriata preparazione necessaria a risolvere problemi di ricerca necessari per realizzare gli interventi di conservazione e restauro in modo professionale e responsabile. I professionisti e tecnici nelle discipline della conservazione devono conoscere le metodologie adeguate, le tecniche opportune oltre che acquisire il dibattito corrente sulle teorie e sulle politiche conservative. E non finisce qui; per quanto riportato, credo che se il sindaco di Galatina, il dirigente dei ll.pp., la soprintendenza di Lecce o Regionale volessero replicare, è al prossimo convegno di esperti che devono recarsi, cercando di spiegare le linee guida di questo progetto di conservazione e restauro. Stefano Congedo

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati