Intascavano i soldi dell'ufficio: denunciati

Indagati due dipendenti del settore Affari Generali, Servizio demografico

Due dipendenti comunali dell'Anagrafe accusati di peculato per essersi impossessati di 18.000 euro

Con l’accusa di peculato sono indagati due dipendenti del settore Affari Generali, Servizio demografico del comune di Tricase, ufficio delegato al rilascio dei documenti d’identità. E il presunto raggiro ruoterebbe proprio attorno ai timbri e al rilascio dei documenti di riconoscimento, tra il 2006 e il 2008. I due dipendenti, nel primo anno finito sotto stretto monitoraggio, avrebbero rilasciato 2225 carte d’identità intascando 13 mila euro, dei quali avrebbero versato all’economo del comune solo 4mila e 700 euro, appropriandosi dell’invidiabile cifra di 8mila e 200 euro. Il canovaccio della cresta sotto banco sarebbe proseguito anche nel corso dell'anno successivo: i due dipendenti avrebbero sottoscritto 2389 tessere con i dati anagrafici, fatturando circa 12mila euro e spillando la corposa cifra di quasi 7mila euro. Nel 2008, sarebbero state rilasciate 1448 carte d’identità trattenendo la somma di 2mila e 800 euro. In totale, facendo due conti matematici, l’ammanco riscontrato dal responsabile della cassa economale raggiungerebbe cifra più, cifra meno, i 18mila euro. Uno dei due indagati risponde anche di minaccia a pubblico ufficiale. Nel corso di un incontro con il suo diretto superiore gerarchico in cui veniva invitato a dare conto del versamento di tutte le somme incassate per il rilascio delle carte d’identità e di attenersi alle disposizioni di versamento settimanale all’ufficio economato, il presunto dipendente comunale indisciplinato avrebbe fatto la “voce grossa” arrivando a sommergere di minacce il suo interlocutore, consigliandogli di non occuparsi della faccenda se non voleva avere una bella lezione. Nei prossimi giorni il presidente del Riesame Stefano Marzo (a latere Francesca Mariano ed Ilaria Solombrino) dovrebbe pronunciarsi sulla richiesta avanzata dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta di disporre le misure cautelari nei confronti dei due indagati, richiesta rigettata in prima istanza dal gip Andrea Lisi. Nel suo provvedimento il giudice aveva motivato il proprio diniego ad applicare i provvedimenti restrittivi sulla scorta della sopravvenuta insussistenza di un inquinamento delle prove da parte dei due indagati e di una loro improbabile fuga, oltre all'impossibilità di reiterare il reato. Il pm ha comunque impugnato il provvedimento facendo ricorso in Appello. In ogni caso, l’ultima parola spetterà ai giudici supremi della Cassazione. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Tony Indino, Giancarlo Dei Lazzaretti e Andrea Sambati.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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