Inchiesta in Accademia. Le richieste del pm

Il 25 maggio sarà emessa la sentenza

Avrebbero commesso i reati di abuso di ufficio e soppressione degli atti per favorire un candidato nel concorso per l'assegnazione della cattedra di Storia della musica e del teatro musicale. Niente attenuanti da parte del pm per gli indagati

Un anno e mezzo di reclusione per Giacinto Leone, 60 anni, di Lecce, direttore dell’Accademia di Belle arti. Un anno e due mesi per tutti gli altri: Giuseppe Rizzo, 68 anni, di Copertino; Anna Maria Lifonso, 51 anni, di Lecce; Enrico Piccinni Leopardi, 55 anni, di Lecce; Antonietta Pierno, 46 anni, di Alberobello. Sono state queste, oltre all’interdizione per cinque anni dagli uffici pubblici, le richieste di condanna avanzate dal pm Giovanni Gagliotta per i cinque docenti dell’Accademia di Belle Arti di Lecce finiti sotto processo con l’accusa di aver favorito un candidato per la cattedra di Storia della musica e del teatro musicale. Gagliotta ha precisato di non aver concesso le attenuanti generiche per la gravità del comportamento degli indagati che avrebbero contribuito a diffondere tra i giovani la convinzione che vadano avanti solo i “raccomandati”. Nel processo di ieri hanno anche avuto inizio le repliche degli avvocati difensori, che continueranno il prossimo 25 maggio. Nella stessa giornata è prevista la sentenza. Le ipotesi di reato contestate sono quelle di abuso di ufficio e soppressione degli atti. Stando alle ricostruzioni del pm, gli indagati avrebbero compiuto delle irregolarità già nella nomina della commissione incaricata di selezionare i candidati per l’affidamento della cattedra; tutti i documenti verbalizzanti i criteri di scelta e di valutazione sarebbero inoltre stati fatti sparire, allo scopo di favorire un candidato.

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