Estorsioni per la Scu: dieci anni di carcere

Imprenditore di Surbo inchioda l'esattore che per conto dei clan terrorizzava la zona

Dieci anni di carcere per un “esattore” della Sacra Corona Unita che, grazie alla testimonianza di un imprenditore di Surbo è stato processato e condannato

Mario Martella, 31 anni, conosciuto a Surbo con il soprannome di “Capretta”, presunto capo di un gruppo dedito alle estorsioni a Surbo, è stato condannato a dieci anni e sei mesi di reclusione con l’accusa di estorsioni aggravate dall’articolo 7, ossia delle modalità mafiose. Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Elsa Valeria Mignone, aveva formulato la sua richiesta, invocando una pena più bassa, di nove anni, alzata dal giudice Pietro Baffa. Le indagini, iniziate nel 2006, andarono avanti per circa un anno attraverso intercettazioni, pedinamenti e testimonianze e nel settembre del 2007, i militari della Compagnia di Lecce arrestarono anche Gianluca Palazzo, Manuel Gigante, il fratello di Martella, Antonio, Paolo Lozupone e Raimondo Vitale. La tecnica usata era quella di provocare danneggiamenti e risse nei locali, e il giorno dopo presentarsi di fronte i titolari facendo riferimento a quanto accaduto la sera prima. L’attività estorsiva si sarebbe poi ramificata nelle discoteche, favorendo l’insediamento di manovalanza riciclata che il gruppo proponeva ai titolari per la vigilanza nei locali e presso i parcheggi degli stessi. Non solo discoteche. Episodi di danneggiamento previa richiesta di “protezione” sarebbero stati registrati, sempre nel 2006, anche presso cantieri edili.

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