Affare rifiuti: è ecomafia, ma la Procura non lo può dire

Chi presiedeva la Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti pericolosi, Camillo Piazza dei Verdi, esattamente un anno fa, il 1° febbraio 2008, dichiarava che l’ecomafia in Puglia non esiste. Come si può indagare dunque su un qualcosa che non c’è?

Per iniziare a ricostruire le vicende dell’affaire rifiuti in provincia di Lecce, come viene definito nella relazione della Commissione d’inchiesta parlamentare del 1998 (dieci anni fa!), è bene tenere bene a mente una parola: oligopolio. Questa parola è presente in ogni relazione delle Commissioni parlamentari sui rifiuti che si sono succedute da quando nel 1994, a seguito di un’epidemia di colera a Bari, fu dichiarato lo stato d’emergenza in Puglia. L’oligopolio, cioè poche aziende che si spartiscono il business dei rifiuti attraverso l'esasperazione del sistema dei ricorsi , portati avanti fino all'estremo grado di giudizio, ritarda la piena attuazione del Piano di smaltimento rifiuti, mantenendo nelle mani di pochi la gestione degli impianti e i relativi guadagni. Con l'oligopolio i vari presidenti delle Commissioni e il prefetto di Bari, spiegano l’esistenza di un sistema che, se affiancato dalla latitanza delle pubbliche amministrazioni, che non controllano sul corretto operato dei gestori delle discariche e non pretendono i dovuti periodici controlli ambientali, e dalla quasi inesistente attività di indagine della magistratura sull’argomento, può aprire grosse falle da cui si insinua l’operato mafioso. Il Comando ambientale dei Carabinieri, all’interno del rapporto Ecomafia 2005 di Legambiente sottolineava come le organizzazioni per lo smaltimento illegale dei rifiuti prevedano delle vere e proprie specializzazioni territoriali. (continua in edicola sul Tacco d'Italia di febbraio)

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