Giovanni Coletta: l’uomo, l’amico, il politico

Ad un anno dalla morte

Ad un anno dalla morte di Giovanni Coletta, Pantaleo Gianfreda ricorda un indiscusso protagonista della scena politica casaranese. Ma soprattutto i trent'anni di amicizia con un uomo intelligente, generoso e leale

Un anno fa, improvvisamente, moriva Giovanni Coletta. La politica, non solo quella casaranese, ha perso un serio e indiscusso protagonista. Persona intelligente, rude, generosa, leale e di prima qualità. Quel mattino di sabato 26 gennaio 2008 ero nel mio piccolo oliveto quando Eugenio Romano mi telefonò con disagio la triste notizia. Casuale paradigma di quello che Giovanni è stato: un olivo robusto. Le radici ben piantate nel territorio. Le fronde ombrose e cariche. Un prodotto extravergine finissimo. Non sempre apprezzato. Soprattutto da chi è abituato a smerciare o servirsi di sottoprodotti. Per oltre 30 anni siamo stati legati da un “vincolo indissolubile”: una amicizia vera. Oltre la politica. Amici nella vita. Una comune visione della società. Sodali e solidali persino nelle intemperie. Spiriti liberi. Talora rompiballe. Forse per questo, tante volte, penalizzati ed emarginati. Da antichi e recenti rituali di certa politica sinistra. Da ambizioni e personalismi atroci, crudelmente ingrati, pur di fronte ad infinite generosità. Nonostante tutto, innamorati della politica. Impegnati nella cittadinanza attiva. Vite parallele e convergenti. Nella buona e nella cattiva sorte. Nelle passioni, nella militanza politica, nell’attività amministrativa, nelle epurazioni, nei fallimenti. Ore ed ore trascorse insieme. In quotidiani incontri. In tanti viaggi. In ritrovi conviviali. Un’amicizia robusta, antica ed integrale. Chi conosceva veramente Giovanni sa quanto egli, all’apparenza scontroso, fosse persona gioviale e persino brillante. Amante della vita e delle cose belle. Dotato di un’intelligenza vivace. Curiosa. Onesta. Forse ingenua. Culturalmente robusta, in quel suo particolare approccio. Tipico di chi “esibisce” la sua cultura, più del suo impegno politico, come segno tangibile di emancipazione dall’originario stato di operaio semianalfabeta. Giovanni, nato “scarparu” (“Tra scarpari ne capimu”, gli ripeteva talora mesciu Uccio Filograna), aveva umanità, curiosità, persino finezze, intellettuali e culturali rare. Rivendicava preziose ed impensabili amicizie culturali di rango – per tutte, quella con Raphael Alberti – più di quelle politiche. Questo elemento distintivo della sua personalità – l’attrazione verso la cultura e lo studio – lo ha portato ad essere uno dei più acuti osservatori della realtà economica del Sud Salento. Giovanni è stato sempre precursore nel percepire le evoluzioni socio-economiche di quell’importante area. Sin dagli anni ’70-‘80 intuì la “forza propulsiva” del “localismo” e del TAC, della necessità di “sinergie territoriali” sovracomunali, della collaborazione tra enti locali ed economia, dei consorzi tra aziende. Intuì, poi, prima di altri, la repentina crisi del TAC, la necessità di un nuovo modello di sviluppo per l’area di Casarano e dell’intero Sud Salento. Il convegno, che organizzammo il 1° dicembre 2007 a Palazzo D’Elia, su “Prospettive di trasformazione economica dell'area di Casarano: analisi ed alcune linee di intervento” rappresenta un pò il suo testamento politico. Quel giorno era particolarmente inquieto. Forse, intuiva la sua prematura scomparsa. Un convegno preparato, in solitario, con la solita pignoleria e la solita applicazione nello studio, nella ricerca e nell’organizzazione. Una sala stracolma. Interventi qualificati. Era stanchissimo ma soddisfatto. Lui sempre squattrinato, mi offrì persino la cena in un tipico locale di Casarano. Io e lui a “ragionare” ancora sino a notte. A discutere del “dopo TAC”. Di energie rinnovabili. Di turismo. Di ambiente (memorabili le sue battaglie per la salvaguardia della collina della Campana e delle aree agricole). Di cultura. A programmare ulteriori iniziative. Ne voleva organizzare una sulle nanotecnologie. Giovanni, “cittadino atipico”? Forse. Egli era, però, soprattutto e semplicemente, un cittadino impegnato, coerente e responsabile. Un politico intelligente. Spesso inascoltato ed emarginato. Un’intelligenza che occorreva“recuperare”, come mi sforzavo di fare, all’impegno nelle Istituzioni. Egli ha subito torti ed ingiustizie e nessuno lo ripagherà di questo. Tanti potranno, però, attingere alla lezione della sua vita: un impegno politico e sociale verace impregnato dei valori di umanità, rigore, serietà, studio, onestà e altruismo. Cosa rara tra i politici, Giovanni Coletta è vissuto ed è morto povero. Vivono, però, la testimonianza della sua vita e la ricchezza delle sue idee. Pantaleo Gianfreda

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