Ridotto allo stato di schiavo

L’incubo di un extracomunitario

Dopo sette mesi di soprusi, si è deciso a denunciare il fatto ai vigili urbani: entrato in Italia come badante, è stato utilizzato come bracciante in una azienda agricola collepassese. E qui costretto a subire raccapriccianti angherie

Chiuso nella stalla insieme agli animali, malnutrito e sfruttato dal datore di lavoro. Un incubo durato ben sette mesi che si è concluso la scorsa settimana con la denuncia del suo aguzzino ai carabinieri. Protagonista di questa incredibile storia è un extracomunitario di 30 anni, di nazionalità etiope, in possesso di regolare permesso di soggiorno, ridotto allo stato di schiavitù da un noto imprenditore di Collepasso, titolare di un’azienda agricola. Un gravissimo fatto di vera barbarie e sfruttamento, inaccettabile per un Paese europeo, che non ha precedenti nella nostra provincia. Il ragazzo ha deciso di ribellarsi e di raccontare la sua terribile storia venerdì 19 settembre. Quel giorno, incoraggiato da alcuni connazionali, il lavoratore extracomunitario si è presentato nell’ufficio dei vigili urbani. In uno stentato italiano, ha raccontato sette mesi di soprusi e di sfruttamento. Le guardie municipali hanno ascoltato questa storia incredibile che sembrava inverosimile; ma bastava notare il pessimo stato fisico del giovane etiope per avere conferma delle sue parole. Secondo i vigili urbani, infatti, il lavoratore extracomunitario non si reggeva in piedi, era affamato e non aveva un centesimo in tasca, tanto che hanno dovuto fare una colletta per sfamarlo. Registrate le dichiarazioni, i vigili urbani hanno poi accompagnato l’extracomunitario presso la locale stazione dei carabinieri per formalizzare la denuncia nei confronti del datore di lavoro. I militari hanno poi segnalato il fatto alla procura della Repubblica di Lecce. Entrato in Italia con la qualifica di badante (doveva assistere una donna di 96 anni), è stato invece utilizzato come bracciante in una nota azienda agricola collepassese. Una situazione, quindi, già irregolare in partenza che si è trasformata, con il tempo, in un vero e proprio incubo. L’etiope, infatti, ha raccontato di aver lavorato, per tutto questo periodo, per 12-13 ore al giorno con una paga giornaliera di 20 euro. Ma la circostanza più raccapricciante è che è stato costretto ad alloggiare in una stalla, insieme alle pecore, adiacente alla casa di un pastore del luogo, dove mangiava quel poco che gli passava lo stesso proprietario della stalla. Il ragazzo ha rivelato anche che alcuni suoi colleghi di Collepasso, mossi a compassione, avevano cominciato ad ospitarlo a pranzo, ma hanno dovuto rinunciare a questa buona azione perché minacciati di licenziamento dal loro datore di lavoro. Alla fine, stanco delle vessazioni subite e dei lavori pesanti che era costretto a fare (pare che negli ultimi giorni trasportava pietre per la costruzione di una strada), ha deciso di lasciare l’azienda agricola, perdendo anche le ultime due settimane di paga, e di raccontare tutto ai vigili urbani. L’extracomunitario si trova ora a Brindisi, a casa di amici, accompagnato nel capoluogo da un amministratore comunale di Collepasso.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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