Ho preso una nota!

ed è tutto ciò che possiamo ascoltare in questi anni

Che musica dare a questi nostri giorni? Che colonna sonora scegliere? Quale genere sarebbe il più adatto? Ognuno scelga quello che crede più opportuno e poi lo comunichi, magari aggiungendo qualche commento a questo intervento. Io, socialmente, non ho ancora trovato niente che riesca ad accompagnare questo “intensissimo” periodo della italica storia. Ma, ora che ci penso, forse è proprio questo il problema. In questi nostri giorni la vita sembra non avere musica.

Se penso al ’68 Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival risuona come per magia nella mia testa. Penso al 1945 e sento Bella Ciao e l’Inno di Mameli. Penso agli anni ’70 e mi viene in mente Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd. Anni ’80 e i Queen. Anni ’90 e inizio del declino, ma restano i Cranberries Oggi non sento nessuna musica se penso a ciò che stiamo vivendo. Non mi viene in mente niente. Non ci fanno più sognare. Credere in niente. E ciò che è grave nessuno si indigna più per questo. Presi come siamo da una lotta per la sopravvivenza che lascia pochi spazi alla fantasia. Ai pensieri che corrono più velocemente di ciò che immaginiamo. Alle idee che travalicano ogni confine e che costruiscono il futuro. Quante splendide idee del passato ci hanno consegnato il nostro presente oggi e non riesco proprio ad immaginare cosa lasceremo ai nostri figli. Forse solo tanta voglia di ricominciare. Quale musica per Berlusconi? Quale per le sue ministre-veline. Quale musica per un’opposizione che si ricorda dei cittadini solo quando Piazza Affari è chiusa. E ripenso a quegli operai che alzavano il pugno piangendo al passaggio del funerale di Enrico Berlinguer. Quanti sogni hanno regalato alla loro gente intere generazioni di uomini che nel passato hanno costruito il futuro. E con i sogni trasmettevano la voglia di lottare, di alzarsi dal divano per invocare, reclamare, rivendicare condizioni migliori. Perché un minuto di tanti diventa uno splendido periodo di conquiste sociali. Come la maggioranza silenziosa di Indro Montanelli che impose all’Italia la stagione della riconciliazione sociale dopo le tante lotte per cambiare gli schemi di una società ancora troppo classista la quale, “cattolicamente”, ancora attendeva che pochi iniziati divulgassero le scritture. Erano milioni di persone che sognavano insieme. E ascoltavano la stessa musica. E cambiarono il nostro Paese. Ridateci la musica brutti affaristi politichelli del cazzo! Vogliamo la nostra musica. Se non sapete suonare tornatevene in platea. Lasciate gli strumenti, però, e partirà la Jam Session del popolo!

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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