La cripta dei Fani

Una delle grotte dipinte più antiche, in un contesto archeologico e ambientale di notevole interesse

Nello scenario delle chiese rupestri salentine , quella scavata nel costone roccioso del canale dei Fani con la sua iconostasi litoide e i suoi dipinti di origine orientale rimane una delle più interessanti

Nell’area archeologica tra Fani e Spigolizzi , grotta Montani e la litoranea, sono stati portati alla luce importanti rinvenimenti preistorici e protostorici. Il sito risulta particolarmente interessante anche per l’aspetto paesaggistico, per il suo habitat naturalistico, la fitta vegetazione, la sorgente d’acqua, le grotte. Tra le testimonianze rupestri della zona la chiesa-cripta con i suoi affreschi bizantini, oggi in gran parte rovinati, risulta una delle più antiche della penisola salentina ( XI sec.d.-C.). Il luogo di culto, oggetto di studi recenti, era in passato poco noto, non essendo menzionato nella catalogazione di fine Ottocento, e nei repertori bibliografici e negli inventari realizzati all’inizio del secolo scorso . Della cripta è stato evidenziato il tramezzo in pietra, aperto da due finestrelle ( come nel solo esempio di Sternatia ) e la bicromia di sfondo dei dipinti parietali ( come a Carpignano, a Casaranello e a Vaste), tra i quali si distingue il San Pantaleone con iscrizione greca a lato. Gli affreschi superstiti sono tipici del primitivo contesto bizantino di stampo orientale. Per la sua ubicazione, a ridosso di un canale, la chiesa-cripta rinvia ad altre testimonianze del capo di Leuca, o del basso Salento, come la cripta del Cirlicì a Parabita, decorata con affreschi più tardi e considerata uno dei pochi insediamenti monastici in rupe. La “primitività” di contrada Fani si salda, in un processo di continuità storica e antropologica, decisamente caratterizzato dal vivere in grotta: dai reperti fossili e di industria litica di Grotta Montani fino alle strutture produttive di età moderna, dalla ceramica delle origini, attraverso la chiesa rupestre e il villaggio rurale fino alla masseria fortificata ( XVI sec). Come in altri contesti archeologici del territorio, si pensi ad esempio alla grotta della Trinità e alla cripta del Crocefisso a Ruffano che conserva testimonianze dell’eneolitico, della Messapia e del monachesimo prima bizantino e poi dei monaci olivetani. Le più recenti indagini di ricerca ( M. Falla-Castelfranchi) hanno legato alla committenza privata del basso clero o dei funzionari dell’impero bizantino e alla funzione votiva e funeraria le cripte comunemente qualificate come basiliane, spesso attinenti a vere e proprie strutture produttive.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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