Un giovane su tre soffre di problemi andrologici

Diciottenni colpiti da disturbi della sfera sessuale che possono compromettere la capacità di procreare

Dal Progetto Andrologico Permanente promosso dal Centro di Crioconservazione dei Gameti maschili – Università di Padova, il report su 858 visite compiute nel 2008 dall’équipe del professor Carlo Foresta. Fondamentali prevenzione primaria e diagnosi precoce

Nel 2008 un diciottenne su tre presenta problemi andrologici: ipogonadismo (minor funzionamento del testicolo), malattie genetiche, disturbi che mettono a rischio l’infertilità, complicazioni alla sfera sessuale. Più che mai fondamentale sottoporsi fin dalla verde età a controlli dell’apparato riproduttivo, compensando quell’indagine sanitaria che un tempo veniva svolta dalla visita di leva, cassata insieme alla naja. Lo attesta il professor Carlo Foresta, direttore del Centro di Crioconservazione dei Gameti maschili dell’Azienda ospedaliera – Università degli Studi, presidente della Società di Fisiopatologia della Riproduzione: su 858 visite compiute nel 2008 nell’ambito del Progetto Permanente Adrologico promosso insieme alla Provincia di Padova, su una popolazione scolastica di 18 enni afferente al Centro di Crioconservazione, il 7% presentava ipogonadismo, l’8% dichiarava il bisogno di rivolgersi allo specialista per problemi legati alla sfera sessuale, in due pazienti veniva riscontrata la sindrome di Klinefelter (patologia causata da un’anomalia cromosomica dovuta alla presenza di un cromosoma in più nella coppia di cromosomi sessuali), in un giovane individuata una neoplasia testicolare. E il trend è in peggioramento. “Alla luce di questi dati ben si comprende l’importanza di un’accurata prevenzione primaria e di una tempestiva diagnosi precoce – commenta il professor Foresta -. Troppo spesso i nostri ragazzi vengono lasciati soli, senza punti di riferimento socio-sanitari, la cultura andrologica va invece sostenuta e difesa, soprattutto tra i giovanissimi perché una maggiore conoscenza significa capacità di valutare e prevenire i rischi e si traduce in maggiori chances di sopravvivenza qualora colpiti da patologie gravi: intervenire subito salva non solo la vita ma incide sulla successiva qualità della vita stessa”.

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