Omicidio Romano. Trovata la pistola

Avrebbe quasi cento anni di vita l'arma del delitto

Prende sempre più corpo l'ipotesi che sfondo per l’omicidio di Parabita sia stato il mondo delle aste giudiziarie. La pista mafiosa pare ora meno seguita

Potrebbe essere l’arma che ha ucciso Giorgio Romano, il 61enne di Matino freddato sabato scorso con cinque colpi di pistola, quella rinvenuta ieri in contrada Tuli a Parabita, poco distante dall’abitazione di Vincenzo De Salve, 56enne macellaio di Parabita, responsabile dell’omicidio per sua stessa ammissione. La pistola, una calibro 9 risalente al 1915, è stata rinvenuta in un canale di scolo per le acque piovane in pessime condizioni d’uso. Bisognerà capire perché la pistola che De Salve aveva raccontato di aver abbandonato sul corpo di Romano sia stata invece ritrovata in un luogo differente. Qualcuno potrebbe averla spostata o forse, semplicemente, il colpevole potrebbe aver riferito una informazione inesatta per via dello stato di confusione in cui si trovava al momento della confessione. Non si tratterebbe di un omicidio maturato nell'ambiente della criminalità organizzata; pare invece che faccia da sfondo all’agguato il mondo delle aste giudiziarie. Ormai pare infatti assodato che Romano facesse parte di un gruppo di persone dedito a contattare i proprietari dei beni messi all’asta e che, dietro il pagamento di una somma che via via andava aumentando, promettevano di mandare deserta l’asta. Del caso si sta occupando il sostituto procuratore Giovanni De Palma.

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