“Radiofarmaci? Fu la Regione a dire sì”

La risposta di Venuti alle proteste dei cittadini

Remigio Venuti, sindaco di Casarano, risponde alle accuse del Tribunale del Malato e dell'associazione Idee Insieme di Casarano. Questi lo avevano accusato di aver dato l'ok ad un centro di produzione di radiofarmaci privo del a-osta del Ministero dello Sviluppo Economico

“Se a Casarano si sta realizzando un centro per la produzione di radiofarmaci la responsabilità è della Regione Puglia”. Desta sorpresa la risposta di Remigio Venuti, sindaco di Casarano, sulla vicenda dell’insediamento produttivo di radioisotopi, in corso di costruzione nella zona industriale della città, fortemente contestato dall’associazione “Idee Insieme”. Venuti, infatti, se da un lato difende la scelta dell’ente presieduto da Nichi Vendola, dall’altro solleva da ogni responsabilità l’Ufficio del Pit9 e il consorzio “Area Sistema di Casarano e comuni associati”, direttamente amministrati da Palazzo dei Domenicani. Il nuovo insediamento del Consorzio Radion è uno dei “nuovi opifici rivenienti dal bando Pia-Pit9, per nuova e buona occupazione. Quel bando – precisa Venuti – è stato gestito direttamente ed esclusivamente dalla Regione Puglia, essendo a regia regionale, e il Pit9 ha avuto il grande merito di indicare alla Regione, tra le ragioni per la premialità, quella che i programmi di investimento, ad opera esclusiva di privati, fossero altamente innovativi per disegnare quel nuovo modello di sviluppo di cui tutti avvertiamo con forza l’esigenza. Soprattutto progetti in grado di coniugare – prosegue la nota – nel caso che a proporli fossero anche imprese esterne al nostro territorio, esperienze e professionalità di altissima levatura maturate altrove con esperienze e qualità territoriali, per radicarsi fortemente nel Salento e produrre nuovo capitale sociale. Nessun predatorio mordi e fuggi, insomma. Né il Pit9 né Area Sistema di Casarano, dunque, potevano svolgere alcun ruolo evidente o nascosto – ribadisce il sindaco – e mi meraviglia lo stupore dell’associazione Idee Insieme nel constatare che lo Sportello Unico abbia in quattro giorni concesso le autorizzazioni del caso: l’obiettivo strategico ‘un’impresa in un giorno’ – spiega la nota – è di tutti i territori a forte valenza produttiva, e di tutte le associazioni di categoria, sindacati compresi, ed è obiettivo del Comune di Casarano che il suo Suap possa essere in grado di rispondere con soddisfazione alle esigenze del territorio”. Sul a-osta del Ministero dello Sviluppo Economico per l’impiego di sostanze radioattive, non ancora in possesso del committente del progetto, Venuti spiega che è normale perché può essere concesso “solo dopo il collaudo”. “Una procedura totalmente irreprensibile, dunque, quella dell’amministrazione – ribadisce il primo cittadino – a fronte dei dubbi surrettizi che l’associazione alimenta”. Venuti, inoltre, rivela che in Italia esistono più di 30 impianti simili e che in 20 anni di attività “nessuno di loro ha mai prodotto danni per la salute dei cittadini e per l’ambiente”. Per la cronaca, un incidente nucleare in una struttura simile è avvenuto la scorsa settimana in Belgio e agli inizi di agosto in un laboratorio dell’Aiea a Vienna. Nessun accenno, infine, al ritorno occupazionale locale, mantenendo intatti i dubbi sull’opportunità della scelta. In questi giorni, intanto, è continuato il dibattito. Anna Maria De Filippi, coordinatrice territoriale del “Tribunale per i Diritti del Malato”, ha scritto che “i dubbi avanzati espressamente da più parti sono gravi almeno quanto l'incomprensibile silenzio del sindaco e di tutta l'amministrazione comunale compresa l'opposizione, che continuano a ignorare un forte movimento di opinione cittadina, e non solo, che si sta estendendo a macchia d'olio”. Il Tdm, inoltre, ha chiesto le dimissioni di Venuti “che non riesce a gestire un importante evento come questo”. Prende posizione anche Rifondazione Comunista che “non condanna a priori la produzione del radiofarmaco, ma esige che, qualora la città di Casarano scelga di proseguire con la costruzione dell’impianto, si pongano in essere controlli puntuali e si abbiano delle garanzie in merito a tutte le fasi del processo. Inoltre – prosegue Prc – ci facciamo propositori di un’altra soluzione, meno impattante sul territorio e che assicura più garanzie dal punto di vista della gestione: munire le strutture ospedaliere di ciclotroni in formato ridotto, posti nelle vicinanze della Pet, che fornirebbero quindi il radiofarmaco necessario per ogni esame”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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