8XMille a chi?

Sulla libera scelta di ogni contribuente

Le riflessioni di Giacomo Grippa (Uaar, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti di Lecce) in seguito alla distribuzione dell'opuscolo “La Chiesa di Lecce e l’8Xmille – Nuovi complessi parrocchiali, restauri e contributi 1990-2007”

E’ stato di recente distribuito dalla locale Arcidiocesi un libello dal titolo “La Chiesa di Lecce e l’8Xmille – Nuovi complessi parrocchiali, restauri e contributi 1990-2007”. Nella introduzione monsignor Ruppi invita ad un ulteriore aumento di sottoscrizioni alla Chiesa Cattolica, esaltando il dato dell’89% dei contribuenti che la sceglierebbero, con un misero 8% allo Stato ed un 3% agli altri culti. Precisa che i contributi percepiti dalla Conferenza Episcopale Italiana (e dall’8Xmille) vengono annualmente rendicontati, come la stessa CEI effettua nei confronti dello Stato. Segue l’elenco secco delle opere, delle spese sostenute e dei contributi ricevuti. Non potendo analizzare altro dato, dal riepilogo totale si ricava che, dal 1991 al 2007, l’arcidiocesi di Lecce ha percepito complessivamente 27.802.060,16 euro, dei quali 4.637.227,82 euro (meno del 20%) per attività caritatevoli, senza cenno ai settori beneficiati. Le informazioni rese risultano incomplete e, imperdonabilmente, inesatte. Intanto la scelta dell’8Xmille doveva essere facoltativa, una volta stabilito che la cattolica non è più religione di Stato, in omaggio ai principi costituzionali di laicità, pluralismo ed imparzialità, in parte elusi, come la permanenza di simboli religiosi negli uffici pubblici. Quanto poi alle scelte, ad esprimerle sono solo il 39,32% dei contribuenti, di cui il 35,24% a favore della chiesa cattolica. La quota del restante 60,68% dei contribuenti che a scelgono finisce ugualmente a Stato e chiese, consentendo alla cattolica col 35,24% delle adesioni iniziali di aggiudicarsi l’89% dell’intero gettito. Un completo resoconto avrebbe dovuto riportare gli altri introiti, sempre pubblici, come quelli assicurati dai Comuni che alienano a prezzo simbolico i suoli per le chiese, erogando annualmente il 7XCento degli oneri di urbanizzazione (ex-tassa edilizia). Dal Comune di Lecce l’ arcidiocesi ha percepito il 7Xcento degli oneri incassati e cioè per il 2004 la somma di 180.540,57 euro, per il 2005 di 226.770,88 euro, per il 2006 di 243.669,24 euro destinati alla costruzione/ristrutturazione di immobili religiosi, mentre per il consolidamento del campanile c’è già la corsa fra gli enti territoriali a finanziamenti “extra”. Si consideri infine che la diocesi di Lecce non abbraccia l’intera area salentina, dato che il numero delle diocesi (225) non si uniforma a quello delle province (102), come previsto dal primo Concordato e che il 48,34% dell’8Xmille dello Stato viene utilizzato per il restauro dei beni della Chiesa, irregolarità già censurata dalla Corte dei Conti. Giacomo Grippa, UAAR, unione degli atei e degli agnostici razionalisti, circolo Lecce

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