Il Siciliani ha scoperto la gioia di donare

A colloquio col direttore del servizio immunotrasfusionale di Lecce

Proseguono al liceo “Pietro Siciliani” di Lecce le proposte riguardanti il progetto di sensibilizzazione alla donazione del sangue

di Paolo Palomba Continuano al Liceo “Siciliani” di Lecce le iniziative didattico-formative riguardanti il progetto di sensibilizzazione alla donazione del sangue. Per approfondire la conoscenza delle procedure concernenti le varie fasi della filiera trasfusionale, il Delegato alla Comunicazione Istituzionale di Via Leuca ha incontrato, presso l’ospedale “Vito Fazzi”, il responsabile di settore dell’Ausl territoriale, che ha rilasciato in merito un’intervista dedicata. Dottor Fernando Valentino, quale funzione svolge nello scenario delle strutture sanitarie salentine? “Attualmente ricopro l’incarico di direttore del servizio d’Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Presidio Ospedaliero ‘Vito Fazzi’ di Lecce; al contempo sono coordinatore dei centri immunotrasfusionali di Copertino e Galatina”. Qual è il suo ruolo principale, nell’ambito dell’Ausl di Lecce? “La mission dell’unità operativa cui afferisco è quella di procedere ad un riequilibrio del fabbisogno trasfusionale, atteso che l’ospedale ‘Vito Fazzi’, con le sue strutture di alta specializzazione, ovvero Cardiochirurgia, Ematologia ed Oncologia, non detiene un’autosufficienza rapportata alle contingenti richieste di sangue ed emoderivati. Conseguentemente, diventa necessario per le nostre strutture raggiungere quel serbatoio di potenziali donatori, rappresentati proprio dagli studenti degli istituti di istruzione secondaria del territorio, partendo da calibrati interventi di formazione”. Come si può esemplificare il “partenariato umanitario” da lei esperito con le agenzie educative? “Il messaggio importante riguarda obiettivi a lungo termine dell’azione concertata con le scuole: il servizio che curo presso l’Ausl, infatti, non intende ottenere grossi risultati subito, prelevando tantissime sacche di sangue. Si vuole, invece, privilegiare la valenza educativa della donazione, per valorizzare la continuità riflessa di questa elevatissima missione sociale. Motivare i giovani alla regolarità collaborativa, in questo ambito, significa poter contare sulla presenza di donatori periodici, costanti nella pratica di adeguati stili di vita. Ciò elimina i rischi connessi alla presenza di volontari occasionali. Praticare la raccolta, puntando sulla quantità degli interventi e sull’assenza di relazioni educative, non garantisce un prosieguo sicuro, in termini di disponibilità”. Reputa importanti le sinergie col pianeta di istruzione e formazione? “Senz’ altro: i docenti, infatti, devono plasmare e mediare ai ragazzi un consolidato background di base. Solo in un secondo momento, spetta a noi esperti in medicina trasfusionale ed ematologia andare oltre la dimensione contenutistica, per stimolare nuove emozioni, nell’obiettivo tenace di formare donatori periodici, a tutti gli effetti”. Quali sono i parametri utili a coniugare i requisiti di idoneità alla donazione del sangue con la filiera del processo in questione? “I criteri trasfusionali si presentano altamente complessi: come già accennato, il processo in parola inizia con la fase informativa, procedendo con la tappa di selezione dei donatori. I parametri di riferimento risultano fissati da una specifica normativa emanata dallo Stato: si tratta di decreti legislativi che fissano speciali protocolli di lavoro. I medici trasfusionisti, infatti, sono chiamati a tutelare i donatori, accertando l’eventuale presenza di malattie che potrebbero danneggiare il potenziale ricevente. La responsabilità degli specialisti di settore, in questa prospettiva, risulta bidirezionale. Dopo gli accertamenti di selezione, le sacche vengono trasferite in ospedale, per essere lavorate: in questa sede, il sangue intero è sottoposto a scomposizione, nei rispettivi componenti, quali globuli rossi, plasma e piastrine. Contemporaneamente, vengono effettuati tutti gli esami previsti dalla legge, con particolare riferimento alla ricerca di anticorpi e di virus correlati con le epatiti (B, C, HIV, sifilide). Le nuove metodologie in questione hanno ridotto il rischio infettivo, proprio mediante il riferimento a tecniche di indagine dalle quali scaturisce la valutazione dello stato di salute del donatore, nonché l’esito del test di validazione biologica di queste risorse. In presenza di esiti negativi, le sacche vengono accuratamente depositate presso l’emoteca ospedaliera, nel rispetto di standard di conservazione”. Com’è gestito il programma di conferimento delle sacche ematiche? “Nel momento in cui pervengono alla nostra struttura operativa delle richieste da parte di pazienti, procediamo subito con la prova crociata: accertiamo, cioè, in vitro se il donatore ed il ricevente sono compatibili. In presenza di esiti negativi, noi affidiamo la sacca di sangue all’operatore sanitario, che lo veicola nel reparto del soggetto richiedente:quest’ultimo deve essere sempre scrupolosamente identificato, onde evitare situazioni di errore trasfusionale. L’auspicato incremento del parametro che si intende correggere, in termini professionali, rappresenta l’indicatore del buon esito di tutto il processo in parola”. Quali patologie determinano esigenze di sangue? “Esistono patologie acute riferibili alla traumatologia della strada, oppure situazioni di rottura di aneurismi aortici, in ambito cardiochirurgico, nonché malattie croniche, come nel caso di anemie iporigenerative. Nel primo caso, l’area di riferimento è quella dell’alto rischio di mortalità:il supporto trasfusionale risulta pertanto decisivo, in sincronia con l’acuzie e la destrezza del medico specialista”. Come si presentano, nel nostro bacino d’utenza, le risorse ematiche? “Per quanto riguarda il fabbisogno di globuli rossi, a fronte di una crescente richiesta, siamo vicini all’autosufficienza, anche se a macchia di leopardo: la prossima istituzione del Dipartimento di Medicina Trasfusionale consentirà di controbilanciare le disponibilità di sangue, in ambito territoriale. Non così per il plasma: siamo costretti ad acquisirlo dall’estero, almeno per il 40%. Anche per le piastrine, le risorse non mancano, tenuto conto che le stesse possono essere ottenute dalla scomposizione delle sacche di sangue intero, come pure dall’uso dei separatori cellulari, che consentono di far donare ai volontari esclusivamente questa componente, con conseguente restituzione di quanto non richiesto”. Che cosa le rimane, sul piano umano e professionale, degli incontri organizzati dal Liceo “Pietro Siciliani”? “Sino a sei mesi fa ho operato nel Servizio Immunotrasfusionali (Sit) di Galatina, svolgendo in prima persona le attività di formazione, nelle scuole secondarie di secondo grado. Il rapporto con gli allievi del ‘Siciliani’ si è rivelato brillante: altruismo e generosità sono le doti principali che rendono unica tale comunità educante. Attraverso i miei due interventi nel Liceo di via Leuca, inoltre, ho inteso sostenere i ragazzi nel superamento di ogni paura connessa, approfondendo la conoscenza del problema sangue, in relazione alle esigenze territoriali. Di questa singolare esperienza umana e professionale non dimenticherò mai la percezione reale della gioia di donare”.

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