Premio Barocco. Che c'azzecca l'Università?

Lettera aperta al Magnifico Rettore dell’Università del Salento

“Che c’azzeccano il nome ed il logo dell’Università del Salento tra gli sponsor ed i patrocinatori di uno dei tanti inutili e spreconi premi dell’estate italiana?” – Luigi Spedicato, presidente dei Corsi di Studio in Servizio Sociale presso l'Ateneo salentino, lo chiede al rettore Domenico Laforgia

di Luigi Spedicato* Magnifico Rettore, ho una domanda da farle, e lo faccio utilizzando una locuzione linguistica che, coniata dall’ex ministro Antonio Di Pietro, è oramai entrata nell’uso linguistico quotidiano. E dunque, Magnifico: che c’azzecca? Che c’azzeccano il nome ed il logo dell’Università del Salento tra gli sponsor ed i patrocinatori di uno dei tanti inutili e spreconi premi dell’estate italiana? Che c’azzecca il prestigio di una istituzione di alta cultura con la passerella mondana che si svolgerà a Lecce? Come Lei ben sa, Magnifico, la nostra missione è sostanzialmente quella di svolgere due attività: fare didattica, e fare ricerca. Certo, adesso facciamo anche molte altre cose: ci preoccupiamo dell’orientamento in ingresso e quindi aiutiamo i ragazzi a non fare errori nella scelta della Facoltà più adatta alle loro capacità ed ambizioni; facciamo job placement, vale a dire che cerchiamo, con i nostri pochi mezzi, di aiutarli a trovare un lavoro; ci affianchiamo alle imprese, agli Enti Locali, al cosiddetto territorio, per gestire una miriade di progetti. Ma, insomma, noi siamo in sostanza quello che eravamo quando più o meno sette-ottocento anni fa nacque quella istituzione che si chiama Università e che deve, appunto, far progredire la scienza attraverso la ricerca, e formare le future generazioni di ricercatori attraverso la didattica: entrambe, si spera, di buona qualità. Ebbene, se siamo questo, allora che cosa ci facciamo sulle passerelle dei vip di turno? Cosa diamo noi al Premio Barocco, e cosa il Premio Barocco dà, in cambio, a noi? Alla prima domanda credo sia facile rispondere. Noi non diamo soldi – almeno lo spero, ma sarebbe il caso, in tempi di aumenti delle tasse universitarie, di fare una pubblica dichiarazione in tal senso – e però diamo prestigio: il prestigio che riviene dall’essere una istituzione di alta cultura, con i suoi rapporti internazionali, con la sua rete di ricercatori spesso d’eccellenza, con i libri che i suoi docenti pubblicano, con i convegni che essi organizzano. Dunque, proiettiamo su questa discutibile manifestazione nazionalpopolare una parte dell’autorevolezza che a noi viene dall’essere quello che siamo. Ma il Premio Barocco, cosa dà in cambio? Mi si potrebbe obiettare che ci dà quella chimera massmediatica che si chiama visibilità. Risponderei che occorre capire di che visibilità si tratta, e se come istituzione di ricerca e formazione abbiamo proprio bisogno di quella visibilità. L’Università italiana non attraversa un buon momento, e la nostra immagine – parlo di quella dell’Università italiana in generale, non di quella del Salento in particolare – presso l’opinione pubblica non è tale da garantirci quella visibilità che viceversa servirebbe, ad esempio, a creare consenso sull’idea che una nazione civile investe sul proprio futuro attraverso gli investimenti sulla ricerca e la formazione. Non è il nostro caso, come Lei purtroppo sa: addirittura, dopo le ultime elezioni politiche nel nostro Paese è sparito del tutto il Ministero dell’Università, e veniamo da quattro o cinque Finanziarie che senza batter ciglio hanno tutte, dico tutte, tagliato con impressionante coerenza gli stanziamenti ordinari per la ricerca. Ebbene, in queste condizioni è della visibilità da passerella che abbiamo bisogno? Il suo giudizio personale sul Premio Barocco, sui suoi rituali che a me paiono stanchi e polverosi è naturalmente al di fuori dell’ambito delle mie critiche. Eppure, Magnifico, Lei rappresenta tutti noi. Che lei sia personalmente favorevole o meno alle passerelle – e conoscendola, potrei dire che non lo è – la Sua presenza a queste manifestazioni mi appare incongrua, fuori luogo. Non c’azzecca, appunto. Non ci aiuta ad essere più visibili, non ci aiuta ad essere più efficienti, non aiuta quanti quotidianamente svolgono il proprio compito a farlo meglio. E’ per questo, Magnifico Rettore, che le chiedo di valutare le ragioni che la dovrebbero, a mio modesto avviso, spingere a non essere presente al Premio Barocco: né di persona, né, tantomeno, come quella istituzione che Lei pubblicamente impersona. *Presidente dei Corsi di Studio in Servizio Sociale Facoltà di Scienze Sociali, Politiche e del Territorio – Università del Salento

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