[In sala] Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo, in questi giorni nelle sale, non è affatto brutto, ma è inutile. Debole nelle intenzioni più che nella sceneggiatura diverte e si lascia guardare ma senza emozionare come vent'anni fa.

Il film è un onesto capitolo della saga dell'archeologo e se fosse stato raccontato subito dopo il tempio maledetto non staremmo qui a menarcela: non è al livello del primo, perfetto, capitolo, ma è più che decente. Dopo l'archeologia cristiana mysteriosa e dopo quella legata alla tradizione indiana, si sceglie il topos della civiltà extraterrestre che in visita alla terra è stata origine dello sviluppo dell'umanità. Se fosse stato fatto alla fine degli anni ottanta avremmo giudicato carino lo spunto, simpatica la storia e belle le scene d'azione. Ma questo film non arriva dopo il secondo capitolo. Arriva dopo quasi vent'anni. E dopo l'ultima crociata. E anche tralasciando le aspettative (lasciate a lievitare 18 anni!) ci troviamo solo con un altro capitolo della saga dell'acheologo. Un capitolo che non aggiunge a né al mito, né alla sua storia. Spielberg strizza l'occhio ai fan, gioca con la nostalgia e l'autoreferenzialità e probabilmente eccede in comicità cartoonesca (la talpa digitale con cui si apre il film, potrebbe essere una dichiarazione di intenti, in questo senso). L'ultima crociata al contrario lavorava proprio sul mito: prima Indy giovane con la costruzione di iconografia (il cappello, la frusta, la cicatrice) e personaggio (il rapporto con il padre, la fobia dei serpenti) poi la contrapposizione con la figura perfetta di Henry Jones padre con le mille affinità e divergenze. La scena finale della Crociata, con i tre protagonisti che galoppano verso il tramonto è, in questo senso, splendidamente conclusiva. In questo quarto capitolo non è male il cambio di ambientazione. Siamo nel 1957, in piena guerra fredda, cosa che ci permette di sapere oltretutto che il nostro è stato un eroe (e una spia) di guerra e che sia Brody sia il padre sono morti. Bellina l'idea dell'area 51 (abbozzata lì, giusto un numero disegnato su un muro) e ancora di più è bella la scena del finto idilliaco villaggio sul quale verrà effettuato il test atomico. Bellissime poi le scene iniziali e finali (probabilmente le due cose che ho apprezzato di più). Nella scena iniziale, prima di Indy, tirato fuori come un sacco di patate, dal baule esce il cappello. Ed è su questo elemento iconografico che si ferma la mdp e su questo cappello, prima ancora che arrivi Indy, vengono spianati i fucili. Il cappello poi viene raccolto e indossato ed è l'ombra a rivelarci che Indy (o meglio il suo mito) è tornato. Non importa se sembra vecchio, non importa se è imbolsito. Spielberg con l'ombra che iconograficamente si compone, ci dice chiaramente che il mito è intatto. Delizioso. La scena finale è altrettanto bella ed ha per protagonista ancora il cappello, che spinto dal vento vola tra i piedi del figlio, che lo raccoglie e sta per indossarlo. Ma il passaggio di consegne non avviene: Indy glielo toglie dalle mani, lo indossa e parte il tema musicale. Splendido modo per dichiarare che di Indiana Jones ce n'è uno e non passarà la sua eredità a nessun altro.

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