Blasi: “Me ne vado”

Le dimissioni in una lettera

“Se davvero il Pd vuole riformare la politica deve essere capace di smorzare il protagonismo dei singoli. A mio avviso il partito democratico salentino deve sapersi riconquistare a questa idea della politica. Io non ci sono riuscito”. Con queste motivazioni, contenute in una lettera inviata ai vertici del partito, Sergio Blasi si è dimesso dalla carica di segretario del Pd

di Sergio Blasi* Lascio la segreteria provinciale del PD. Si è consumata un’esperienza senza, devo ammettere con rammarico, essere riuscito ad affermare pienamente una leadership. Avverto su di me le scorie della fatica accumulate alla guida di un partito che stava per sciogliersi e le contraddizioni insite nel processo costituente del Partito nuovo. Eppure le premesse ci sono tutte affinché l’impresa del partito democratico vada a buon fine. La prima di queste premesse sta nel fatto che il partito democratico nasce per unire (andando controcorrente), per mettere insieme soggetti diversi, laddove la tendenza fondamentale è quella di dividersi, di spaccare il capello in quattro pur di segnalare la propria differenza. Perché unire attiene ad un’idea di interesse generale, costringe a misurarti con un area più vasta dove passa gente diversa costringendoti a misurarti con il Paese nel suo complesso. L’altra premessa importante sta nel fatto che il partito democratico è nato dalla consapevolezza dei partiti coofondatori, della crisi profonda che questo tempo detiene, nel rapporto tra cittadini e politica. In questi mesi alla guida del partito democratico provinciale ho verificato quanto sia complesso e difficile provare ad unire per davvero e provare ad allargare. Rischiamo di apparire, o peggio ancora di essere più che un partito un accampamento con tante tende spesso piene di soldati di ventura. La voglia di cambiamento che la nascita del partito democratico porta con se rischia di abortire. Il cambiamento per essere serio ed importante deve comportare dei rischi e dei costi, richiede che ci si metta in discussione. Avevo gia provato nei DS ad assumermi qualche rischio, quando prima delle elezioni politiche del 2006 avevo chiesto in presenza del “Porcellum”, unica federazione in Puglia, le elezioni primarie aperte per la selezione delle candidature, mi scontrai con il contrasto esplicito del partito regionale e con la scarsissima convinzione del gruppo dirigente provinciale. Figuriamoci se oggi, con il partito democratico in campo, anche per la scelta della candidatura alla presidenza della Provincia delle elezioni 2009, posso aver cambiato idea sulle primarie. Il fatto è che la proposta e la conseguente discussione mi appaiono molto strumentali e dannose per il conseguimento dell’obiettivo principale che rimane quello di vincere le elezioni provinciali. La cosa assai pericolosa è che tutto appaia agli occhi della gente il solito sgomitare di politici di professione, al di la e al di fuori, dei “principi attivi” di una nuova politica che ha dato vita al partito democratico e che valgono evidentemente anche per il P.D. salentino. Insomma la politica di cui dovremmo attrezzarci non è il gossip mediatico su candidature ed organigrammi ma la discussione feconda sulle idee, i programmi e le scelte. Ecco in tutto questo non sono riuscito. E politicamente non è cosa da poco. Anche perché c’è chi nel gruppo dirigente del PD salentino, non ha per niente digerito la mia elezione alla segreteria provinciale e sorveglia, con il pregiudizio, ogni tentativo di innovazione, sentinella instancabile, dalla terra ferma, della guida che naufraga non rendendosi conto, come diceva Pascal, che siamo tutti imbarcati. Mi sono convinto, nell’interesse del P.D. salentino che alla sua guida occorra qualcuno più capace, più fresco e più motivato. Capisco che può suonare stonato che in un tempo in cui la politica ci ha abituati alla irremovibilità dei gruppi dirigenti, qualcuno dica:“passo la mano”. Se davvero il PD vuole riformare la politica deve essere capace di smorzare il protagonismo dei singoli, ribaltare la tendenza oggi prevalente che vuole “la prima classe” per i protagonisti e i posti in piedi per il bene comune. D’Altra parte la forza della politica di un tempo non stava solo nella statura di dirigenti che sapevano tenere la scena, ma nei tanti militanti ignoti che quotidianamente consegnavano del tempo ad un’idea. A mio avviso il partito democratico salentino deve sapersi riconquistare a questa idea della politica. Io non ci sono riuscito. *segretario provinciale Pd

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