O il lavoro o la vita

Sicurezza sul lavoro

Oltre ottomila infortuni sul lavoro e 28 morti denunciati lo scorso anno in provincia di Lecce. Inail, Spesal, Ispettorato del lavoro, Nucleo carabinieri dell’Ispettorato del lavoro: la mappa della morte. Perché si deve lavorare a tutti i costi si, ma non a costo della vita

Il lavoro può uccidere. Le chiamano “morti bianche”, ma sono più nere del lutto che spargono, fra le famiglie, fra gli amici e presso intere comunità. Il lutto nel cuore per l’impatto emotivo che suscita sempre un infortunio; per la drammaticità dei fatti e per l’età delle vittime, molto spesso giovani, precari e in gran vigore lavorativo. E’ terribile pensare che si possa incontrare la morte durante lo svolgimento del proprio lavoro. Non si riesce ad immaginare che possa accadere. Soprattutto in un ambiente vissuto giorno per giorno, che dovrebbe darci dignità e gratificazione. Invece l’Imprevisto, molto spesso prevedibile, è dietro l’angolo. Una figura evanescente che non è di colore nero, che non brandisce la grande falce, pronta all’appuntamento. E’ la morte bianca, per significare che tutto è affidato al caso, al fato dei romani, al destino che ci portiamo dentro. In molti casi la morte risparmia il lavoratore, ma lo costringe su una sedia a rotelle, in un letto o lo priva di qualche senso (la vista, il tatto..). Si chiamano “inabilità permanenti”, elencate dagli istituti assicurativi con tanto di codice “gabellare” e segnano il calvario per il lavoratore e per le famiglie che dovranno assisterlo. Le cause degli infortuni, le più diverse e a volte impensabili, sono quasi sempre prevedibili e sono oggetto di studio e di intervento da parte delle istituzioni chiamate a prevedere e prevenire gli eventi dannosi. La distrazione dell’operatore, la carenza di controlli e di verifiche, la superficialità del lavoratore portato a sottovalutare una situazione di rischio, la inadeguatezza dei mezzi di protezione, la mancata applicazione delle norme, ma soprattutto la fretta, la scarsa concentrazione e l’impreparazione. Il “destino”, come causa di un infortunio, lasciamolo nei romanzi dell’epopea cavalleresca, quando si veniva inghiottiti dai draghi o si moriva fra atroci dolori, provocati da una pozione preparata dalla strega fattucchiera. Oggi gli eventi sono prevedibili. In una macchina che presta servizio da moltissimi anni, prima o poi qualcuno dei componenti collasserà; si sa che un palo metallico della rete di illuminazione, viene corroso alla base dalla ruggine; una mano di vernice serve a prevenire la corrosione. E via dicendo. (Continua in edicola sul Tacco d'Italia di maggio)

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