È una tribù che vota

Come si preparano al primo voto i neo 18enni salentini

A tu per tu con i 18enni salentini, per la prima volta alle prese con le elezioni. Ciò che è emerso dalle loro testimonianze è un profondo senso di sfiducia nei confronti della politica: nonostante vivano il voto con grande senso di responsabilità, infatti, dal prossimo governo non si aspettano risposte concrete ai propri bisogni

Sfiduciati. Disincantati. Pessimisti. Vivono il voto come un modo per far sentire la propria voce, ma riconoscono che essa è ancora troppo fioca, se non c’è chi si cura di ascoltarla. Le elezioni del 13 e 14 aprile saranno per tanti neo 18enni la prima esperienza elettorale diretta. Un impegno da portare avanti con partecipazione e senso di responsabilità. Peccato che la politica li abbia già delusi. Peccato che loro, i giovani, che leggono i giornali e si informano attraverso la tv, che vivono in casa i problemi quotidiani della famiglia e discutono tra amici le aspettative future, in molti casi non nutrano nemmeno la speranza di essere presi in considerazione dai “grandi”. Da quei politici, cioè, che, ai loro occhi di adolescenti, appaiono troppo distratti dall’inseguire un tornaconto personale per prestare attenzione ai bisogni di chi si è appena affacciato al mondo degli adulti. Da questi si aspettano il coraggio di operare un rinnovamento concreto, ovvero serietà, coerenza, considerazione del bene comune. Porteranno con sé, nel seggio elettorale, la speranza giovanile di poter contare in un futuro sereno. In fondo, tutto ciò che chiedono ai prossimi governatori, è la possibilità di immaginare una vita tranquilla. (Le dichiarazioni dei ragazzi intervistati sono in edicola sul Tacco d'Italia di aprile)

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