Evade in treno per nostalgia di casa

Fugge da Roma e arriva a Lecce

Troppa mancanza di mamma e papà. Così il collaboratore di giustizia Carlo Gervasi evade dai domiciliari per riabbracciarli. I parenti l'hanno riaccompagnato dai carabinieri

Pare avesse nostalgia di casa. Di mamma e papà che, dopo tanto tempo di lontananza, non vedeva l’ora di riabbracciare. Ha spiegato così il suo gesto Roberto Capoccia, 49 anni, di Cavallino. Collaboratore di giustizia, principale accusatore ed imputato nel processo sul parco commerciale di Cavallino (quello che ha fatto finire in carcere, tra gli altri, anche Roberto Baldassarre, 46enne ex assessore al Bilancio e alla Programmazione economica della città). Capoccia è evaso dalla casa di un paese vicino Roma dove si trovava agli arresti domiciliari. E, tanta la voglia di casa, ha preso il treno destinazione Lecce. Infatti, una volta nel Salento, si è recato dai suoi. Sono stati gli stessi parenti ad accompagnarlo dai carabinieri. E’ difeso dall’avvocato Carlo Gervasi.

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