Un Centro di raccolta del sangue del cordone ombelicale anche a Lecce e nel Sud Salento

Un Centro di prelievo e raccolta delle cellule staminali del cordone ombelicale anche a Lecce. Raggiunto l’obiettivo della petizione popolare promossa dal Comitato Un Cordone per La Vita, presieduto a Lecce da Alessia Ferreri

Dopo una serratissima battaglia condotta su diversi livelli e da lungo tempo, il Comitato un Cordone per la Vita ha ottenuto, dalla Giunta regionale, la designazione del centro di riferimento per la conservazione delle cellule staminali, oltre che nell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di S. Giovanni Rotondo, anche presso l'azienda ospedaliera Vito Fazzi di Lecce e presso l'ospedale Panico di Tricase.

L’Assessorato alla Sanità della Regione Puglia ha comunicato al presidente del Comitato “Un Cordone per la Vita” e al presidente del Consiglio Regionale la prossima emanazione del provvedimento sulla istituzione di distinti centri di raccolta del sangue da cordone ombelicale anche a Lecce presso l’Ospedale “Vito Fazzi” ed a Tricase presso il “Panico”. La decisione è stata conseguente alla presentazione al Consiglio Regionale della petizione popolare promossa dal Comitato Un Cordone per la Vita e protrattasi per soli 45 giorni, producendo 16.000 firme! La petizione era intesa ad ottenere per l’intero territorio della provincia leccese l’istituzione nel Capoluogo salentino di una seconda banca del cordone quale prima scelta, e/o di un centro di prelievo e raccolta del sangue cordonale. L’iniziativa del Comitato è stata resa necessaria dalla circostanza che la Regione Puglia, con il DIEF dell’agosto 2007, ha istituito la prima Banca Regionale presso l’Ospedale ecclesiastico “Casa Sollievo della sofferenza” di S. Giovanni Rotondo, prevedendo soltanto nel medio-lungo termine un centro di raccolta presso il Policlinico di Bari e presso il “Perrino” di Brindisi. L’esclusione, oltre che della provincia tarantina, di quella leccese in particolare, era stata chiaramente penalizzante per Lecce ed il Sud Salento, in considerazione della notevole distanza del suo territorio sia dalla Banca di S.Giovanni Rotondo sia dai centri di raccolta previsti. Era evidente una discriminazione e sperequazione a danno delle coppie del Sud Salento che per siffatta situazione sarebbero stati, se non nella impossibilità, certamente in notevoli difficoltà logistiche tanto nell’accesso quanto nella fruizione di tale servizio che, oltre ad essere sanitario, è essenzialmente sociale e, conseguentemente, in uno stato di ingiustizia distributiva rispetto agli abitanti delle altre province pugliesi, pur essendo contribuenti alla pari degli altri. La notizia, pertanto, è stata appresa con grande soddisfazione, poiché costituisce di per sé un evidente riconoscimento della fondatezza della posizione in materia ed una vittoria della nota battaglia di civiltà del Comitato. Il Comitato, che rivendica a sé il merito di avere, per primo in Puglia da oltre due anni, con una capillare campagna di informazione e sensibilizzazione condotta a tutti i livelli, anche istituzionali, proposto e sostenuto la necessità della istituzione nel territorio pugliese della Banca del Cordone di cui ne era assolutamente privo. Una battaglia necessaria per stare al passo con le altre regioni italiane che già erano provviste di tale offerta sanitaria, e per contribuire allo studio ed alla ricerca sulle cellule staminali di cui è ricco il sangue cordonale, finalizzati a terapie più efficaci per un sempre più largo spettro di stati morbosi. Pur dopo aver raggiunto l’ulteriore importante traguardo dell’attuale impegno della Regione alla istituzione su Lecce e nel Sud Salento di distinti centri di prelievo e raccolta del sangue da cordone ombelicale, non può che persistere l’intento di far valere presso gli organi decisionali regionali l’opportunità di istituire a Lecce una seconda Banca del Cordone medesimo. Ciò consentirebbe una più efficace e razionale organizzazione del servizio sia per quanto concerne il trasferimento dei campioni ematici a distanza molto più ridotta rispetto a San Giovanni Rotondo, con riduzione notevole dei costi, sia per quanto attiene alla conservazione degli stessi per gli inevitabili sovraccarichi per l’unica Banca Coronale di conservazione prevista, dovuti all’afflusso proveniente dall’intera regione. Con l’ulteriore intento di consentire ancora una conseguente attività di studio e di ricerca di un secondo polo, in linea con il progetto a livello universitario della istituenda Facoltà di Medicina presso il locale Ateneo. Tale ricerca potrebbe essere indirizzata, eventualmente, nello specifico campo delle malattie endemiche del territorio –quale l’anemia mediterranea- che presuppongono una tipizzazione ematica specifica della popolazione autoctona. Tanto si sostiene anche in relazione alla mutata normativa dettata in materia dal cosiddetto decreto “milleproroghe” di recentissima conversione, che, diversamente dalla precedente normativa incentrata esclusivamente sulla donazione del sangue da cordone ombelicale utilizzabile per tutti i possibili fruitori e quindi conservabile anche per un presumibile breve periodo di tempo, ha previsto il prelievo e la conservazione cosiddetta autologa solidale, riservata cioè per se stessi e previo consenso ad una successiva donazione per trapianto in caso di necessità. Tale impostazione ovviamente incide sul numero di cordoni ombelicali da conservare e sulla messa in atto di un rete di banche pubbliche, sulla durata della disponibilità ematica destinata al singolo e ben individuato soggetto e sulla necessità, poi, di conservazione per un tempo limite, esteso sino al ventennio. Avv. Alessia Ferreri Presidente Comitato

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