Rinnovabili: a un passo dall’anagrafe degli impianti

Per l’anagrafe degli impianti da fonti rinnovabili è giunto il momento della verità. Lunedì mattina, 14 marzo, alle ore 10.30, presso la sala stampa della Presidenza della Regione Puglia, i presidenti Nichi Vendola, Francesco Schittulli dell’Upi e Luigi Perrone dell’Anci sottoscriveranno l’intesa per una comune cabina di regia. Nei giorni scorsi, l’assessore Territorio, Angela Barbanente, durante una riunione preliminare alla “firma” di lunedì prossimo, ha fatto presente che, con Anci e Upi è stato concordato di sollecitare i Comuni a un censimento delle Dia (Dichiarazioni inizio attività) per l’apertura di piccoli impianti fotovoltaici per ottenere una mappa completa della situazione su tutto il territorio e bloccare nuove autorizzazioni in aree a elevate concentrazione. Il protocollo d’intesa sarà, dunque, utile a monitorare tutti gli impianti di energia rinnovabile e dei relativi iter autorizzativi, di eolico, fotovoltaico e biomasse, già realizzati, ancora in cantiere, o in iter autorizzativo nella Regione. L’iniziativa, sollecitata da più parti, si rende necessaria per far fronte alle problematiche di natura ambientale e di rispetto della legalità che il settore delle “energie alternative” pone. In principio, sul versante politico regionale, fu l’Udc a chiedere l’istituzione dell’anagrafe di fronte l’allarme su possibili infiltrazioni mafiose. “Siamo convinti – dichiarava il presidente del Gruppo Udc, Salvatore Negro, lo scorso dicembre – che l’istituzione di un’anagrafe potrà scoraggiare illeciti e abusi e consentire di risalire alle ditte che li hanno realizzati, permettendo in tempi brevi tutti i necessari controlli”. Ma il censimento è necessario anche per arrestare o quanto meno monitorare l’impianto selvaggio di torri eoliche e pannelli fotovoltaici che avviene con l’espianto di ulivi, vigneti e la distruzione di muretti a secco che caratterizzano il paesaggio da secoli. All’iniziativa dell’Udc, fece eco anche il Forum Ambiente e Salute, la rete coordinativa di numerosi comitati salentini e associazioni per la difesa del territorio e della salute del cittadino, con “Save Salento – Salviamo il Salento”. Per gli ambientalisti, attraverso l’anagrafe “si chiede di conoscere dettagliatamente la composizione societaria e capitale sociale delle aziende, per poter avere una visione limpida degli iter autorizzativi in corso, come di quelli già ultimati, o da avviarsi in futuro, avere un quadro geografico della compromissione del territorio e del suo paesaggio arrecato da tali impianti e in maniera preventiva sulle interferenze di questi tra loro e con il territorio circostante, impedire la speculazioni – frode ai danni dello Stato, riaffermare la legalità, ricostruire le mediazioni operate in loco da faccendieri al fine di favorire la penetrazione di grosse multinazionali, aventi il know-how per costruire ma non la volontà di portare il tanto decantato benessere occupazionale. Occorre collegare ogni singola autorizzazione ai dati diacronici di tutte le altre autorizzazioni ottenute dalle singole aziende, in modo da comprendere cosa si cela dietro ai passaggi di mano nelle proprietà degli impianti ed evitare ciò che è divenuta prassi: acquisire autorizzazioni per immense distese di specchi, pezzo dopo pezzo, lotto dopo lotto, in modo da aggirare la legislazione sulla valutazione di impatto ambientale. Far luce sulle carenze nei controlli che già hanno compromesso, a danno del territorio e della legalità, gli iter autorizzativi”.

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