Wonder women salentine

Storie di successo

In Italia più di una donna su dieci lascia il lavoro con la nascita del figlio. Il 40 per cento delle donne che non lavora, lo fa per prendersi cura dei figli. Gli uomini continuano a percepire un salario più alto (circa il doppio) delle donne, a parità di ruolo

A conciliare lavoro, famiglia, tempo per sé stesse, aggiornamento professionale, interessi culturali, a volte ci si sente cappelai matti, come il celebre personaggio della favola “Alice nel paese delle meraviglie”. Sempre di corsa, sempre di fretta. Il dedicarsi al lavoro, viene vissuto come un tempo sottratto ai figli. L’essere ambiziose, viene guardato con biasimo dalla società del Sud. All’indomani della chiusura dell’anno europeo delle pari opportunità, che fissa al 60 per cento il tetto da raggiungere entro il 2010 per l’occupazione femminile, la percentuale di donne che lavorano in Italia è poco più del 45 per cento, in Puglia supera di poco il 30 e in Salento si abbassa al 30 per cento esatto. Siamo a metà del guado e, considerando l’andamento in negativo per il lavoro delle donne, analizzato dalla responsabile dei Centri per l’Impiego della Provincia di Lecce, Adriana Margiotta, possiamo cominciare ad essere pessimisti. Tuttavia segnali sorprendenti provengono proprio dalla voglia (o dal bisogno) di autoimpiego della donne: la Provincia di Lecce è all’undicesimo posto nella classifica nazionale per numero di aziende con titolari donne (fonte: Comitato per l’imprenditorialità femminile della Camera di commercio di Lecce) con un aumento, in un anno, pari al 2,5 per cento: un punto in più della media nazionale e regionale (1,5 per cento). Si tratta di un dato incoraggiante, se si pensa che la provincia di Milano è al quinto posto della classifica (crescita del 3,3 per cento), mentre quella di Roma è all’ottavo posto (3 per cento). Ma in Italia più di una donna su dieci lascia il lavoro con la nascita del figlio. Il 40 per cento delle donne che non lavora, lo fa per prendersi cura dei figli. A tutto questo si aggiunga la discriminazione sul piano retributivo: gli uomini continuano a percepire un salario più alto delle donne, a parità di ruolo. La media delle retribuzioni delle donne è circa la metà di quella degli uomini, la disparità delle retribuzioni costa alle lavoratrici a tempo indeterminato 3.800 euro netti all’anno in meno in busta paga, mentre la differenza sale a 10mila euro in meno per le lavoratrici autonome. Abbiamo chiesto perciò a quattro “tecniche”, quattro donne che si occupano di lavoro femminile e che a loro volta nel loro campo hanno raggiunto posizioni apicali, di partire dalla propria personale esperienza per raccontare, da “tecniche”, appunto, la condizione della donna nel Salento. Le ringraziamo di cuore, perché ci hanno aperto il cuore, a beneficio dei lettori, come solo le donne sanno fare. M.L.M. Di seguito riportiamo alcuni brani tratti dalle interviste che potrete leggere, in forma integrale, sul Tacco d'Italia di marzo, attualmente in edicola: “Sono soddisfatta di ciò che ho raggiunto con il mio impegno e delle relazioni che ho stretto. Le donne vivono in condizioni di contesto minori rispetto a quelle di un uomo; mi piace usare l’espressione “condizioni di contesto” perché mi fa pensare a tutto ciò che un’impresa richiede al territorio per poter essere sostenuta nell’operare. In Italia la donna patisce l’assenza di infrastrutture ma anche un'accezione culturale che le attribuisce incombenze che riguardano il lavoro di cura. Questo ha comportato da parte mia un impegno nell'organizzazione della mia quotidianità maggiore rispetto a quello dei miei colleghi uomini. Questo mi ha portata spesso trascurare la mia vita privata”. Stefania Mandurino,amministratrice unica Elios tours, commissaria Apt Provincia di Lecce, presidente del “Comitato femminile plurale” di Confindustria-Puglia “In 30 anni di attività almeno tre episodi. Peccato che me ne sia accorta solo successivamente! Inoltre, un grave episodio di mobbing sul lavoro ha incrinato la mia salute per circa un anno. Le persone zelanti, soprattutto se donne, danno molto fastidio e vanno neutralizzate. Sono riuscita ad uscirne. Per il resto, ho condotto vertenze di lavoro, con centinaia di operai senza mai sentirmi discriminata. Ho circa 160 collaboratori con cui ho confronti paritari. I pochissimi che non sono stati in grado di confrontarsi con me in maniera limpida non hanno trovato di meglio che attaccarmi sul piano privato, in maniera subdola, diffondendo maldicenze, com’è scontato che sia”! Adriana Margiotta, responsabile coordinamento Centri per l’impiego, Lecce “Nelle nostre città mancano i servizi: siamo circa al 3 per cento di servizi per l'infanzia rispetto al 33 per cento che l'Unione europea ci chiede di raggiungere entro il 2010. Oggi, la donna si deve accollare la cura non solo dei figli ma anche dei genitori anziani. Dopo aver conciliato questi impegni, dovrebbe anche trovare il tempo per sé, che non esiste. Così, lascia il lavoro credendo di poterci ritornare più in là. Ma il reinserimento nel lavoro al Sud è quasi impossibile. Fortunatamente, di contro, sono cresciute la consapevolezza dell'importanza dell'istruzione e la voglia di fare imprenditoria. Da questo punto di vista, la provincia di Lecce è la più attiva della Puglia”. Serenella Molendini, consigliera di Parità, Provincia di Lecce “Sono ancora troppe le donne in cerca di prima occupazione, ma anche quelle che, non più giovani, sono state espulse dal settore produttivo del Tac. Molte interrompono gli studi dopo la terza media e sono portate a cercare lavoro nelle piccole fabbriche che vedono come il luogo dell'emancipazione. A questo si lega il bisogno economico delle famiglie che traggono vantaggio economico dall’avere un membro in più impegnato nel lavoro. E' necessario puntare su un livello di conoscenza più alto e su un grado di scolarizzazione più specifico. Se guardiamo alla presenza femminile nel sindacato, possiamo trarne un bilancio positivo, dal momento che questa tende a crescere sempre di più. In segreteria confederale, che è il massimo organismo a livello provinciale, c'è una donna, io, su quattro componenti”. Antonella Perrone, segretaria confederale Cgil

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