Concettuale Ingrid

Il linguaggio della fotografia accanto a quello delle parole nell’arte di un’artista poliedrica

La prima occasione che l’ha portata da queste parti è stata quella di una casuale vacanza; poi, dal 1995, ha deciso di restare qui,vivendo sempre più intensamente la realtà del Salento, come luogo della natura e dell’anima

Ingrid Simon, artista di origine viennese, vive nei pressi di Novaglie, sulla scogliera che si affaccia dove i due mari si fondono, tra muretti a secco e macchia mediterranea. La prima occasione che l’ha portata da queste parti è stata quella di una casuale vacanza; poi, dal 1995, ha deciso di restare qui,vivendo sempre più intensamente la realtà del Salento, come luogo della natura e dell’anima, dimenticando, a stretto contatto con la bellezza del mare, i ritmi urbani ai quali era ormai abituata. “Stare qui, è significato per me scoprire un’altra dimensione. Ho sentito maggiore coesione tra la mia vita quotidiana e il lavoro, mi è accaduto di sentirmi più in sintonia con le cose che faccio, come se le mie opere fossero più legate al mio vissuto, a ciò che mi circonda.” Da quel momento non ha più sentito la mancanza di Vienna, dove comunque, con spirito diverso, ritorna due volte l’anno. Prima di arrivare nella sua casa, quasi incastonata nella roccia di Marina Guardiola (Corsano) sulla scoscesa costa adriatica, e di cominciare a lavorare nel suo studio a Gagliano del Capo, Ingrid aveva già realizzato diverse esperienze artistiche, oltre ad alcune mostre nella capitale austriaca, città nella quale aveva portato a termine gli studi accademici. Aveva poi soggiornato qualche mese a Parigi, per apprendere presso l’Atelier 17 di S.W. Hayter, un maestro surrealista di origine americana, una particolare tecnica di incisione su metallo, ed in seguito, grazie al conseguimento di una borsa di studio, si era dedicata alla serigrafia. Ritornata a Vienna, si era occupata di scenografie per cortometraggi sperimentali e della traduzione in lingua tedesca di vari testi di teoria dell’arte, continuando a coltivare il suo particolare interesse per l’arte concettuale. Proprio il rapporto tra parola e immagine l’aveva impegnata, fin dalla tesi di laurea, con ricerche specifiche, confluite in un saggio pubblicato nel 1994. Arrivata in Puglia con l’idea di continuare i lavori di serigrafia e con un libro da tradurre, è stata però completamente presa da tutt’altri progetti. Da questo momento si profilano infatti per lei due diversi percorsi che si susseguono nel tempo in mostre personali e collettive. Dapprima è la fotografia a catturarla, un linguaggio e un modo di esprimersi che sente più congeniale, poi comincia ad impegnarsi per interventi che la vedono collaborare ad iniziative di creatività, aperta e dinamica, in grado di incidere sulla realtà del territorio. (continua sul Tacco d'Italia in edicola)

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